Sulla neve senza paure
Di Carlo Zeme
Il periodo dei cinepanettoni dovrebbe essere passato già da un po’ eppure se qualcuno di voi negli scorsi giorni è capitato in Val d’Aosta nella Val d’Ayas potrebbe essersi imbattuto in un personaggio che rotola giù da una valle innevata con uno slittino rosso e una bimba seduta davanti. La mia sagoma, infatti, impone un parallelo con il “physique du rôle” di Massimo Boldi piuttosto che con qualche atleta olimpico che in questi giorni ci ha regalato medaglie ed emozioni. Margherita e la neve nelle vacanze di Carnevale hanno preso confidenza in fretta. Da subito è sembrata a suo agio infilandosi la tuta grigia che le raddoppia il volume corporeo e la cuffia con il doppio pon-pon sembra donarle delle antenne che, come un radar, le fanno intuire la qualità della neve. Io con la montagna d’inverno ho da sempre vissuto un rapporto da “accompagnatore”, non avendo mai sciato aspettavo chi si armava di casco e bacchette nel rifugio più vicino. Il cam- bio di prospettiva che ci dona quotidianamente Margherita sta proprio nel modo di approcciare le cose, una ventata di novità là dove di primo acchito mi verrebbe da pensare che qualsiasi cosa che abbia una pendenza e un po’ di neve sia pericolosa. Per fortuna c’è la vita vera che incombe, c’è una discesa fatta apposta per i più piccoli, c’è Melina che mi ricorda che con lo slittino rosso possiamo fare giochi molto divertenti e c’è Margherita che affronta tutto nel modo più genuino. Mi faccio coraggio: portiamo lo slittino in cima alla collina, mano nella mano affondiamo gli scarponi nella neve che arriva alle ginocchia di Margherita, raggiungiamo un fal- so piano. Si parte, si vola. Dopo pochi centimetri la mia scarsa esperienza e l’adrenalina ci sbilanciano, veniamo catapultati in mezzo al bianco, Margherita esplode in un pianto, io faccio fatica a sdrammatizzare, poi per fortuna qualche metro più in giù c’è chi ci aspetta ridendo con tanto di registrazione video. Margherita alla fine della giornata ha trascorso ore intere sullo slittino, insegnandomi a non avere paura. O almeno a provare ad affrontarla.
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