«Sento Dio come mio padre»

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Giornata della Vita Consacrata. In Diocesi sarà celebrata domenica 1° febbraio con la Messa del vescovo. Anche quest’anno, per l’occasione, abbiamo intervistato un “nostro” religioso che ci parla della sua vocazione: don John Joseph Xavierraj

DI DANIELA CATALANO

Il 2 febbraio, festa della presentazione di Gesù al Tempio, la Chiesa dal 1997 celebra la Giornata mondiale della Vita Consacrata. Le consacrate e i consacrati, come ha affermato Papa Leone XIV durante il Giubileo per i religiosi, le religiose e i consacrati dello scorso ottobre a Roma, devono farsi «portatori e testimoni con la vita, come persone che portano in sé, per grazia di Dio, l’impronta della riconciliazione e dell’unità» del «bisogno profondo di speranza e di pace che abita il cuore di ogni uomo e donna del nostro tempo». In Diocesi la XXX Giornata mondiale della Vita Consacrata sarà celebrata domenica 1° febbraio alle ore 17 in cattedrale a Tortona con la Santa Messa presieduta dal vescovo Mons. Guido Marini, alla presenza del vicario episcopale per la Vita Consacrata, don Maurizio Ceriani, alla quale sono invitati tutti i religiosi, le religiose, i consacrati e le consacrate diocesani. Durante la celebrazione saranno ricordati anche gli anniversari di professione religiosa. Quest’anno, alla vigilia dell’evento, abbiamo incontrato padre John Joseph Xavierraj, per tutti don JeJe, un religioso diocesano appartenente alla comunità dei padri guanelliani, presenti a Campoferro, alle porte di Voghera. I guanelliani, sacerdoti appartenenti alla Congregazione dei Servi della Carità dell’Opera san Luigi Guanella, la cui Casa Madre è a Como, sono presenti a Voghera dal 1984 quando Angiola Amelio Fantoli si è rivolta a loro per realizzare un centro per disabili, offrendo una vasta tenuta agricola in località Campoferro, costituita da due fattorie più una parte di abitazione e del terreno per costruire un nuovo nucleo. È nata così “Casa la Pallavicina” una struttura articolata che accoglie persone svantaggiate, disabili e persone con disagio psichico di sesso sia maschile sia femminile. La Casa è basata su un progetto educativo che prevede soprattutto attività in campagna e all’aperto che coinvolgono gli ospiti nell’orto, nella stalla e nella cura degli animali, oltre all’impegno “in laboratorio” per il confezionamento di vari tipi di oggetti o per la stimolazione cognitiva ed emozionale. Don JeJe vive nella zona “Residenzialità Leggera” che accoglie persone che compiono un determinato percorso riabilitativo in una situazione di semi residenzialità con maggiore autonomia a livello sociale e che possono contare anche su un inserimento lavorativo. «Tutti i giorni – racconta il sacerdote – ci ritroviamo nella nostra piccola ma bella cappella per pregare, perché siamo consapevoli che il Signore ci ha chiamato a vivere insieme. Il nostro fondatore, don Guanella, affermava che ogni cosa che noi facciamo e viviamo è sempre un rendimento di grazie per Lui perché “è Dio che fa e la Provvidenza a tutto provvede” e bisogna sempre sperare in Lei». La comunità religiosa di Campoferro, che dal 2025 è unita a quella di Genova, è composta da tre confratelli. Oltre a don JeJe, ci sono don Silvio Tiraboschi, che è parroco di Campoferro e San Gaudenzio, frazione di Cervesina, e presta il suo servizio anche a Pizzale e don Ottavio, 83 anni, collaboratore a riposo. Don Je Je aiuta don Silvio nell’attività pastorale e dal 2018 collabora anche con il Vicariato di Casteggio per la comunità pastorale di Bressana in modo particolare a Casatisma e Robecco Pavese. «Nella Casa – spiega don JeJe – cerchiamo di vivere come in famiglia, in spirito di condivisione con i ragazzi, con gli operatori e tra noi confratelli. Ci sentiamo tutti coinvolti nelle attività. Non siamo “ospiti” ma padroni di casa». Parlando della sua vocazione don JeJe ricorda che è “addirittura precedente” alla sua nascita, avvenuta in India: «Mia mamma, essendo io il terzo figlio, mi consacrò a Dio prima che nascessi. Durante la mia infanzia, una suora, amica di mia madre, mi seguì fin dall’asilo e mi aiutò a pormi domande sul mio futuro e sulla scelta della vita sacerdotale. La mia vocazione si è rafforzata quando a 17 anni mi trovai di fronte a un povero affamato che chiedeva di mangiare, mentre io cenavo in una trattoria. Ho iniziato il mio percorso nella congregazione dei Pallottini, fondata da Vincenzo Pallotti, dove ho trascorso quattro anni di formazione e lì ho scoperto di non essere portato per una vita apostolica ma più caritativa». Nel 1986 don JeJe è stato accolto nella famiglia religiosa guanelliana e nei suoi trent’anni di sacerdozio si è sempre sentito amato. «Ho trovato la mia strada verso la perfezione della vita – dichiara – grazie agli esempi di alcuni sacerdoti come don Domenico Sagginario, un sant’uomo compaesano di san Pio da Pietrelcina. Sono grato ai miei formatori che mi hanno accompagnato negli anni di studio della Teologia morale e della laurea triennale in ambito pedagogico conseguita all’Università Cattolica di Milano». Essere un sacerdote della famiglia di don Guanella significa condividere la benevolenza ricevuta con chi ne è privo ed è più debole. «Noi guanelliani – conclude don JeJe – operiamo nelle varie aree nella società – minori, disabili, anziani, accoglienza, educazione e pastorale – per portare a tutti la bellezza del cristianesimo. Esorto i giovani a non avere paura di allargare le braccia per accogliere la volontà di Dio nella propria vita. San Luigi Guanella ebbe un cuore filiale e misericordioso, capace di sentire Dio come Padre e Gesù come il tutto della sua vita: fratello, amico, redentore. Noi, suoi figli, proseguiamo nella Chiesa il suo ministero di carità».

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