Sanremo: chi sale, chi scende

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Di Silvia Malaspina

Caro il mio Festival di Sanremo, è trascorsa quasi una settimana dalla tua conclusione, ma non si sono spente le luci della ribalta. Molto si è scritto su Carlo Conti e Laura Pausini, che non hanno pienamente convinto. Il clima generale si è rivelato un po’ lento, compassato, serioso, scandito dalla palpabile ansia di rispettare la tabella di marcia, senza mai osare un guizzo di novità. L’impressione è stata del restauro conservativo di un antico cimelio: lo si mantiene, ma non lo si fa brillare. Mi permetto, quindi, caro Festival, di unire alla galassia delle recensioni, anche la mia, elencando ciò che non mi ha pro- dotto l’effetto della melatonina. Can Yaman: nonostante gli outfit da bodyguard di un narcotrafficante e il colorito melanzana che ricordava il fondotinta usato ai tempi d’oro da Silvio Berlusconi, ha fatto il suo: non invadente, ha tenuto alla perfezione i tempi scenici e ha azzeccato tutti i congiuntivi, mission impossible per molti italiani madrelingua. L’incontro con Kabir Bedi, poi, da manuale: “two Sandokan is megl che uan”. L’omaggio a Ornella Vanoni: sul palco la nipote Camilla Ardenzi duetta virtualmente con la nonna ne L’eternità: un momento topico, peccato sia andato in onda nell’ora in cui solo i vampiri erano ancora svegli. Achille Lauro, magnetico, canta Perdutamente in ricordo dei ragazzi periti nel rogo di Crans Montana: «Credo che la musica abbia il compito di accompagnarci nella vita, se può aver confortato anche solo una persona per noi era un dovere» – ha dichiarato Lauro che, abbandonate le provocazioni blasfeme degli inizi, si sta rivelando un artista a tutto tondo. Raf: pare abbia un ritratto in soffitta che invecchia in vece sua, mentre il brano è più datato di lui. La serata delle cover: finalmente brio dall’inizio alla fine. Menzione d’onore a Gianni Morandi che, ogni volta in cui si palesa sul palco, fa ballare anche le poltroncine dell’Ariston, nonché a Malika Ayane e Claudio Santamaria che emozionano, osando un classico di Mina. Giorgia Cardinaletti: dal TG1 alla co-conduzione della finale: professionale, simpatica, elegante: nell’edizione 2027 la vogliamo presenza fissa. Il vincitore, Sal Da Vinci, ha giocato un campionato a parte. Sorriso di porcellana a 65 denti e materializzazione sull’anulare sinistro dello slogan “Un diamante è per sempre”, arraffa standing ovation in salsa neomelodica, assicurandosi cospicui diritti d’autore sulle playlist dei matrimoni che si celebreranno da Firenze in giù.

silviamalaspina [at] libero.it

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