Rotta su Canneto Pavese

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Di Pier Luigi Feltri

A Canneto Pavese la produzione vitivinicola rappresenta un elemento identitario dal punto di vista culturale, econo- mico e paesaggistico. Il territorio ospita alcune tra le aziende enologiche più rappresentative dell’intero Oltrepò pavese; visitare una delle cantine locali per una degustazione è quindi uno dei principali motivi che ci porta a raggiungere questa località. Nondimeno, alcuni elementi storici e artistici possono completare degnamente la più classica delle gite da finesettimana. La chiesa parrocchiale dei santi Marcellino, Pietro ed Erasmo costituisce il fulcro del centro abitato. L’edificio (sec. XVII-XVIII) presenta uno stile neoclassico, con facciata in mattoni a vista, apparentemente incompleta. L’altare maggiore proviene dalla basilica di san Domenico a Cremona, distrutta nel 1869, nota per ospitare la tomba di Antonio Stradivari, che ne fu parrocchiano. A breve distanza sorgono i resti della vecchia chiesa di san Marcellino, oggi sconsacrata e ridotta allo stato di rudere. È ancora in piedi il campanile barocco in laterizio; la struttura (priva del tetto) è complessivamente ben leggibile nei volumi esterni. La frazione di Montuè, in posizione sopraelevata rispetto al capoluogo, conserva le testimoSANTI E BEATI di Daniela Catalano San Guido, l’abate di Pomposa nianze dell’antico castello, una roccaforte di origine medievale utilizzata per il controllo della valle verso la pianura. Il complesso, che la tradizione locale ricordava per le “365 finestre”, subì una demolizione sistematica a partire dal 1920. Nel 1818 le sue stanze prestigio- se ospitarono Carolina di Brunswick, regina del Regno Unito. Poco sotto, nella frazione di Monteveneroso, in aperta campagna, lungo una direttrice storicamente utilizzata per i pellegrinaggi, è possibile visitare il pozzo di sant’Antonio abate. Costruito in pietra e mattoni, il manufatto ospitava una lapide del 1511 che recava l’effigie di sant’Antonio, san Rocco, la beata Guarisca Arrigoni e il duca Filippo Maria Visconti. Tale reperto fu però trafugato alla fine degli anni ’70 del Novecento. Grande interesse iconografico riveste, inoltre, il ciclo di murales di Pietro Delfitto, collocato esattamente all’incrocio tra la strada provinciale SP201 e la via di accesso al centro di Canneto. L’opera, composta da sei pannelli figurativi dal titolo Dalla vite al vino, descrive le fasi della vendemmia e del lavoro in cantina. Domenica 29 marzo la Pro Loco di Canneto organizza presso il parco comunale la “Festa di Primavera”, con musica, bancarelle e – ovviamente – gustose degustazioni.

pierluigi.feltri [at] gmail.com

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