Quasi pronta per il viaggio
Di Carlo Zeme
Da studente – che se l’è cavata tra le media del 6 e un po’ di provvidenza – ho sempre vissuto in modo agrodolce le vacanze. Come nel più classico sabato del villaggio, avevo sempre l’ansia della fine dei giorni di spensieratezza e il ritorno della campanella. Trascorrevo con profonda soddisfazione le vacanze di Natale; ancora oggi sono convinto che i giorni più belli dell’anno siano quelli tra Natale e Capodanno, là dove le feste sono iniziate ma è ancora lontana l’Epifania e la ripresa della routine. Quest’anno con Melina e la piccola Margherita abbiamo deciso di passare quei giorni dentro un viaggio a tappe verso il “Selvaggio West”, che poi si tratta della modernissima Francia e dell’Ovest rispetto alla nostra Riviera Ligure. Qualche notte trascorsa a centinaia di chilometri da casa, alberghi prenotati all’ultimo momento ma rigorosamente con cancellazione gratuita messa in allarme a ogni colpo di tosse di Margherita. Una valigia per mamma e papà può bastare, mentre per la piccola di casa sponda del letto portatile, un sacco per i vestiti, uno per le coperte, uno zaino con i giochi e un passeggino. La mattina della partenza sale l’adrenalina da viaggio. Arriva il momento della vestizione e del caricamento dei bagagli. Margherita s’intrufola tra una valigia e l’altra. Il tetris nel retro della macchina rischia di essere distrutto o sparigliato perché di colpo si sente una vocina: «Cosa c’è lì dentro?» Le risposte vaghe non le danno soddisfazioni e così inizia la perquisizione. Mentre gli adulti provano a trovare soluzioni per impacchettare nei migliori dei modi la nostra piccola casa mobile, ecco che Margherita ci chiede di non dimenticarci la bicicletta oppure della bambola di pezza con i capelli viola che merita un viaggio di famiglia. All’alba di mezzogiorno riusciamo finalmente a salire a bordo. Si illumina il quadro dietro il volante e un “bip” parla chiaro: serbatoio in riserva. Facciamo pochi metri verso il benzinaio, spengo il motore e a quasi mille chilometri dall’arrivo una vocina da dietro s’illumina: «Siamo arrivati?»
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