Quaresima/2 – Spiritualità

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A cura di LIBRERIA SAN MARZIANO TORTONA

La pratica della presenza di Dio di Fra Lorenzo della Risurrezione, edizione LEV, 2025, pp. 151. Un’ottima lettura spirituale affinché la Quaresima non sia un tempo fuggevole ma un tempo di grazia. Nel volo aereo di ritorno dal Libano, Papa Leone XIV ha voluto farci dono di una piccola e preziosa raccolta di scritti che, a detta dello stesso Pontefice, ha inciso particolarmente nella sua formazione spirituale. L’autore, al secolo Nicolas Herman (1614-1691), è un converso carmelitano francese. Di famiglia contadina, dopo aver partecipato alla guerra dei Trent’anni, a 26 anni scelse la vita religiosa entrando nel convento di Parigi. Condusse una vita semplice facendo il cuoco della sua comunità. La prefazione è firmata dal Papa stesso e rispecchia bene il contenuto del libretto, breve, semplice e significativo: è il frutto dell’esperienza dell’autore nel ricercare Dio in modo continuativo e appassionante. Nella raccolta epistolare, contenente consigli ed esperienze spirituali rivolti a diversi personaggi, due insegnamenti mi colpiscono come dardi infuocati. Il primo recita così: “stiamo in guardia: si muore una volta sola”. Esattamente l’opposto di quanto insegna la fragile cultura contemporanea occidentale, rappresentata dall’acronimo YOLO (you only live on-ce / si vive una volta sola), simbolo di un atteggiamento spensierato, che fa quello che vuole, nei confronti della vita. Fra Lorenzo, invece, insegna a lasciarsi invadere dalla grazia di Dio affinché ogni istante, ogni gesto, ogni pensiero, sia una lode a Dio e renda una gioia la propria esistenza. Da qui l’invito a stare continuamente alla presenza dell’Altissimo, poiché è la vera fonte della pace e della letizia. La seconda perla di saggezza del carmelitano ricorda che “occorre tuttavia impegnarsi, poiché nella vita dello spirito non avanzare significa tornare indietro, ma coloro che possiedono il soffio dello Spirito Santo vanno avanti anche quando dormono”. Quanto è vero questo insegnamento! Enunciato quattro secoli fa, mi sembra freschissimo ancora oggi. Conclusa la lettura, ho chiuso gli occhi e veramente mi sembrava di gustarne la soavità. Mi sono venute in mente le parole del poeta recanatese “e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Don Francesco Larocca

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