Produttività problema dei problemi

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Di Cesare Raviolo

Secondo le stime Istat, il Pil (Prodotto Interno Lordo) è cresciuto in Italia dello 0,7% nel 2024, con prospettive non rosee (+0,5/0,8%) anche nel biennio 2025/26. Tra i fattori che ne frenano l’aumento figura l’andamento della produttività, cioè il rapporto tra quantità di beni e servizi prodotti e quantità di fattori (lavoro e capitale) impiegati. La produttività è diminuita del 2,3% nel 2023 e dell’1,9% nel 2024. Un dato negativo tenuto conto anche delle ingenti risorse finanziarie (194,4 miliardi di fondi europei) del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) sulle quali il Paese ha potuto contare. Nel 2024 non solo i servizi ma anche l’industria manifatturiera ha registrato un calo della produttività dello 0,7%. In realtà, in Italia, la produttività ristagna da almeno trent’anni. Tra il 1995 e il 2024, infatti, la crescita media annua è stata dello 0,3%. Nel 1995 la produttività del lavoro era superiore anche a quella degli USA; poi, a metà anni Novanta, l’Italia ha cominciato a rallentare. Questo è accaduto per la scomparsa delle grandi imprese pubbliche e l’avvento della rivoluzione informatica. In tale contesto sarebbe stato ne- cessario un aumento della spesa (anche privata) per investimenti, ricerca, formazione e una pubblica amministrazione all’altezza. La mancanza di queste politiche ha bloccato produttività e salari. Convinti che il Paese potesse vivere di turismo e di edilizia e nel mito del “piccolo è bello” (riferito alla dimensione aziendale), gran parte delle imprese italiane – tranne qualche eccezione tra le grandi – ha scelto di competere comprimendo i costi. Sono così aumentati gli occupati, perché il lavoro era meno costoso rispetto all’investimento in macchinari e innovazione. Questa dinamica ha favorito l’occupazione, ma dal 2022 c’è stata, secondo Bankitalia, “una ricomposizione della produ- zione a favore delle imprese a maggiore intensità di lavoro, che ha sostenuto l’espansione delle ore lavorate (+2,3% nel 2024) ma ha contemporaneamente ridotto la produttività media”, con un valore aggiunto (differenza tra ricavi di vendita e costi di produzione) in crescita solo dello 0,4%. La bassa produttività è un grave problema: significa bassi salari, minore potere d’acquisto per le famiglie dei lavoratori dipendenti e minori consumi. Questi ultimi sono la componente più consistente (circa 2/3) della domanda aggregata; dunque, ridotta produttività = asfittica crescita del Pil. Il risultato, purtroppo, non fa solo statistica, ma incide sulle condizioni di vita dei cittadini.

raviolocesare [at] gmail.com

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