Pendolare non è un moto armonico
Di Cesare Raviolo
Recenti fatti di cronaca (incidenti ferroviari, fermate soppresse, ritardi e sovraffollamento, strade interrotte, ecc.), verificatisi anche nel territorio diocesano, hanno riacceso l’attenzione sul pendolarismo: circa 33 milioni di Italiani (22 milioni di lavoratori e 11 milioni di studenti), ogni giorno, fanno andata e ritorno dal luogo di residenza per motivi di lavoro e di studio. Il Rapporto Isfort 2025 sulla mobilità conferma che per le trasferte quotidiane l’uso dell’auto privata (circa 45% come conducente e circa 16% come passeggero) resta dominante nel Paese; solo il 14% usa treno o bus, il 18% va a piedi, il 3,3% in bici e il 4% in scooter. Come per altri servizi, anche il trasporto pubblico presenta divari territoriali molto ampi lungo la Penisola: nel Sud, il materiale rotabile ferroviario è più vecchio, le linee meno sviluppate, con tratti a binario unico non elettrificato e tempi di percorrenza ben superiori a quelli del trasporto su gomma. L’Italia è in forte ritardo rispetto agli standard europei. Pendolaria 2024 di Legambiente evidenzia come, solo per l’acquisto e l’ammodernamento dei treni regionali, sarebbero necessari circa 500 milioni all’anno, oltre a in- crementi significativi dei fondi per il trasporto intermodale e locale. Il medesimo Rapporto registra una modesta tendenza migliorativa della mobilità sostenibile, evidenzia il calo progressivo del- lo smart working sistematico (tutti i giorni), lo stabilizzarsi del modello ibrido (3,5 mln di lavoratori che alternano presenza e lavoro da remoto) e l’aumento della motivazione lavorativa (33,6%) della mobilità quotidiana. Trascurando qui il già noto, ma non da sottovalutare in termini di ricadute socioeconomiche, “stress del pendolare”, c’è un al- tro grave allarme: è in forte crescita la “transport poverty”, un fenomeno che trasforma la mobilità da diritto a fattore di esclusione sociale. Per le famiglie italiane, la spesa mensile per trasporti rappresenta, in media, la terza voce (10%) di costo, subito dopo l’abitazione (39%) e il cibo (18%). Secondo un report della Commissione europea, superare il 6% indica una situazione di vulnerabilità. Il 30 marzo a Milano sarà presentato il primo Rapporto dell’Osservatorio italiano Transport Poverty Lab; stando alle anticipazioni, per 6 famiglie su 10 il costo medio nazionale, stimato in 262 euro al mese è insostenibile e sta già limitando le opportunità di studio e lavoro dei giovani e quelle di cura e socialità degli anziani. Per i pendolari, dunque, il pendolo non ha un moto armonico.
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