«La prima volta da secoli: misura grave e irragionevole»

Visualizzazioni: 21

Gerusalemme. La Polizia israeliana ha impedito al cardinale Pizzaballa e a padre Ielpo l’ingresso al Santo Sepolcro per celebrare la Messa della Domenica delle Palme. La reazione della Cei, delle Comunità Islamiche d’Italia e del Governo italiano

DI MARCO REZZANI

Una Domenica delle Palme che rimarrà nella storia quella che si è consumata in Terra Santa il 29 marzo quando la polizia israeliana ha impedito al patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa e al custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, di accedere alla basilica del Santo Sepolcro per celebrare la Santa Messa. Un fatto senza precedenti e di una gravità inaudita che ha minato un diritto fondamentale: la libertà di culto in ogni luogo e per ogni essere umano. In un comunicato congiunto del Patriarcato e della Custodia si legge che “il Patriarca e il Custode stavano procedendo in forma del tutto privata, senza alcun carattere processionale né rito pubblico. Sono stati tuttavia fermati lungo il percorso e costretti a fare ritorno”, sottolineando che è “la prima volta da secoli” che i massimi rappresentanti della Chiesa Cattolica in Terra Santa non hanno potuto celebrare la liturgia della Domenica delle Palme nel luogo della Risurrezione. Pizzaballa e Ielpo hanno definito quanto accaduto un «grave precedente» che «ignora la sensibilità di miliardi di persone che, in questa settimana, volgono lo sguardo a Gerusalemme». Le due istituzioni religiose hanno ricordato inoltre che da quando è iniziata la guerra, tutti i responsabili ecclesiastici hanno agito «con piena responsabilità», accettando «restrizioni severe: niente raduni pubblici, celebrazioni a porte chiuse, partecipazione dei fedeli vietata e trasmissioni online delle liturgie per raggiungere i cristiani nel mondo». Viene fatto inoltre notare con estrema fermezza che «vietare al patriarca e al custode, massime autorità per la Chiesa cattolica e i Luoghi Santi, di entrare nel Santo Sepolcro è una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata», con la scelta di Israele che è definita «affrettata», «viziata da considerazioni improprie» e in contrasto con «i principi fondamentali della libertà di culto, della ragionevolezza e del rispetto dello status quo». Il Patriarcato latino e la Custodia di Terra Santa hanno manifestato infine «profondo dolore ai cristiani della regione e ai fedeli di tutto il mondo, rammaricandosi per il fatto che proprio uno dei giorni più sacri dell’anno liturgico sia stato segnato dall’impossibilità di pregare nel cuore della cristianità». La polizia israeliana ha addotto “ragioni di sicurezza” alla base della decisione e dall’ufficio del primo Ministro di Israele Benjamin Netanyahu nella serata di domenica hanno fatto sapere che le forze di sicurezza «stanno elaborando un piano per consentire ai leader religiosi di pregare nel luogo sacro nei prossimi giorni», mentre il presidente israeliano Isaac Herzog ha riferito di aver chiarito in una telefonata con Pizzaballa «che l’incidente è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazioni civile in Israele». Ferma la presa di posizione del Governo italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso «vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro», aggiungendo che vietarne «l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa». “Ho dato indicazione di convocare al ministero degli esteri l’ambasciatore di Israele per avere chiarimenti sulla decisione di impedire al cardinale Pizzaballa la celebrazione della domenica delle Palme” – ha scritto a sua volta sui social il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il presidente della Cei cardinale Matteo Zuppi, a nome dei vescovi italiani, ha manifestato lo «sdegno per una misura grave e irragionevole» affermando che «si è trattato di un fatto doloroso per i tanti cristiani che, vivendo in quelle terre, rappresentano una testimonianza essenziale di speranza per tutti i popoli in contesti di divisione e conflitto. A tutti i cristiani di Terra Santa assicuriamo la nostra preghiera, perché continuino a essere promotori di pace, mentre auspichiamo che l’incidente sia chiarito immediatamente. Le autorità locali e le organizzazioni internazionali hanno il dovere inderogabile di garantire la libertà religiosa in Terra Santa, condizione imprescindibile per qualsiasi processo di pace autentico». Come ha ammonito Papa Leone XIV all’Angelus di domenica, «mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza. La loro prova interpella la coscienza di tutti». È giunta anche la solidarietà dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia per bocca del presidente Yassine Baradai: «Quanto accaduto al Santo Sepolcro ci ferisce come ferisce ogni credente, di qualunque fede. Gerusalemme è la città dove le nostre tradizioni spirituali si incontrano, e quando si impedisce a un uomo di fede di pregare in un luogo sacro, è la dignità di tutta l’umanità a essere calpestata. Noi musulmani viviamo questa stessa sofferenza alla Moschea di Al-Aqsa, dove da anni i fedeli subiscono restrizioni e violazioni del diritto al culto. È un dolore che ci unisce, e per il quale facciamo appello comune alla comunità internazionale: la difesa della libertà religiosa a Gerusalemme è una causa che ci vede insieme». Intanto, nella mattinata di lunedì 30 marzo, Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa hanno confermato con un comunicato che tutte le questioni relative alle celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua presso il Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti. In accordo con la Polizia di Israele, è stato garantito l’accesso ai rappresentanti delle Chiese, così da permettere lo svolgimento delle liturgie e delle cerimonie e preservare le antiche tradizioni pasquali nel luogo più sacro della cristianità. Restano tuttavia le restrizioni dovute al conflitto in corso con le liturgie che saranno trasmesse in streaming per i fedeli di tutto il mondo.

Commenti: 0

Il tuo indirizzo mail non sarà reso pubblico. I campi obbligatori sono segnati con *