La memoria come argine contro la guerra

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La ristampa di Dieci mesi d’inferno, il diario del parroco di Broni mons. Alessandro De Tommasi che racconta la fase finale della Seconda Guerra Mondiale. La prefazione è di Mons. Guido Marini

Domenica scorsa 25 gennaio, alle 17, il ridotto del teatro “Carbonetti” di Broni era gremito per la presentazione della ristampa del volume Dieci mesi d’inferno, il diario del parroco mons. Alessandro De Tommasi che racconta, quasi giorno per giorno, la fase finale della Seconda Guerra Mondiale tra il 10 settembre 1944 e il 30 aprile 1945.

Il libro, pubblicato per la prima volta per volontà dell’allora arciprete mons. Angelo Beccaria nel 1984, restituisce uno sguardo diretto e senza filtri sulla vita quotidiana stravolta dalla guerra, sulle paure, le privazioni e le tensioni che attraversarono la città e l’Oltrepò. Nelle sue pagine emergono il ruolo centrale dei sacerdoti di Broni e del territorio, l’incubo della presenza della Sicherheits, il corpo di polizia nazista insediato a Villa Nuova Italia, e quella che De Tommasi definisce una vera e propria “lotta tra fratelli”. Un racconto puntuale, fatto di nomi, date, scelte e silenzi, che rappresenta un forte richiamo alla responsabilità della memoria.

La ristampa è stata resa possibile dall’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e dal Comune di Broni. All’evento, nell’ambito della rassegna “Oltre i libri”, moderato dal consigliere comunale con delega alla Cultura Edoardo Depaoli, sono intervenuti il giornalista Roberto Lodigiani, la vice presidente dell’A.N.P.I. provinciale Samantha Bisio e il “nostro” Marco Rezzani.

Hanno portato i loro saluti il sindaco Antonio Riviezzzi, l’arciprete di Broni don Gian Paolo Civillini e il presidente della sezione locale dell’A.N.P.I. Ernesto Bongiorni. «Rileggere queste pagine – ha sottolineato il sindaco – significa misurarsi con la violenza e la sofferen- za che segnarono la città e ricordarci che la pace non è mai un dato acquisito. Riportare questo documento alla comunità era doveroso: la memoria è la base su cui si costruisce il futuro ed è un argine contro ogni sopraffazione».

Don Civillini ha ricordato che mons. De Tommasi svolse un’opera fondamentale per preservare il senso di comunità nei mesi più drammatici della guerra e lasciò un’impronta profonda anche nel dopoguerra, legando il suo nome alla nascita dell’oratorio cittadino.

«Questo diario è un patrimonio della città – ha aggiunto Depaoli – e la ristampa era necessaria per trasmettere ai più giovani la consapevolezza di quei giorni terribili e il senso di ciò che non deve più tornare».

Quanto ai relatori, Lodigiani ha tracciato un’analisi storica di quel periodo, Bisio si è soffermata sui contenuti e sullo stile del Diario e Rezzani ha parlato del ruolo del clero in quei giorni, punto di riferimento morale e civile per le comunità, elencando i nomi dei sacerdoti citati da De Tommasi e soffermandosi in particolare su tre di essi: don Andrea Pernigotti, don Felice Ciparelli e Mons. Aldo Del Monte.

Il parroco di Broni, al termine, del suo intervento, ha portato i saluti del vescovo Mons. Guido Marini che ha curato la prefazione alla ristampa anastatica. “Il testo – scrive Mons. Marini – che ripercorre le tragiche vicende verificatesi in “Dieci mesi di inferno”, dal 10 settembre 1944 al 30 aprile 1945, è un documento prezioso. Lo è, perché risulta testimonianza diretta di quanto vissuto su parte del territorio della nostra Diocesi alla fine della seconda guerra mondiale. Lo è, perché tale testimonianza scaturisce dallo sguardo di un uomo di fede, che è sempre capace di scorgere “un di più” nella fredda cronaca degli accadimenti. Lo è, perché risuona, pur senza doverlo affermare, come monito salutare per il nostro tempo, quando venti di guerra spirano nuovamente minacciosi, quasi che ciò che si è imparato nel passato a nulla serva per il presente: che la guerra è sempre “un’inutile strage”.

Scriveva già Eschilo, il grande drammaturgo greco: “La prima vittima della guerra è la verità”. Il Diario di Mons. De Tommasi è un tributo alla verità, attraverso il racconto dettagliato di fatti che da soli dicono più di tante argomentazioni. E se di tributo alla verità si tratta, allora si può anche affermare che questo Diario è, allo stesso tempo, un servizio alla pace. Perché non ci può essere pace senza verità”.

“Un’altra parola, però, può ancora aiutarci nel tempo presente a ritrovare la radice su cui fiorisce l’albero della pace. – continua il vescovo – La parola è di Sant’Agostino: “Rivolgano lo sguardo a sé stessi, scendano dentro di sé, si esaminino attentamente. Dentro di sé trovano giorni cattivi. Non vorrebbero la guerra ma la pace. Chi non ha questo desiderio? Eppure, pur detestando tutti la guerra e volendo tutti la pace, anche colui che vive nella giustizia, se volge lo sguardo a sé, trova in sé stesso la guerra… l’uomo fugge, ma, dovunque vada, si trascina appresso la guerra”. È nel cuore umano il germe di ogni discordia, divisione e guerra. È, dunque, quel cuore deve esser purifica- to in profondità e curato con attenzione, ogni giorno. Nell’anno del Giubileo della speranza, che è tempo di misericordia e di perdono, tempo di ritorno a Dio nella verità e nella pace di un cuore perdonato, leggere il Diario di Mons. De Tommasi sia occasione per ricordare che solo nella pace con Dio è la pace vera del cuore e, pertanto, la possibilità del superamento di ogni forma di guerra”.

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