La guerra, un tuffo nel buio

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Di Ennio Chiodi

«Dove eravate qualche settimana fa? Perché non eravate in piazza a condannare lo sterminio di decine di migliaia di giovani che manifestavano per la loro vita e la loro libertà?» Leila Farahbakhsh, un’attivista iraniana da 15 anni in Italia, ha fermato, in quel di Firenze, con il suo corpo e la sua voce, il corteo dei soliti pacifisti a senso unico ricordando i crimini di un regime che da quasi 50 anni tiene il popolo iraniano sotto il giogo di una crudele dittatura teocratica oscurantista. Per molti di quei pacifisti e per qualche osservatore da salotto televisivo, le analisi sono semplici: da una parte i buoni, anche se magari qualche marachella l’hanno commessa; dall’altra i cattivi, quelli che governano il mondo con il solo scopo di tutelare i loro sporchi interessi. Purtroppo ciò che succede nel mondo è terribilmente più complicato. Non sappiamo quali siano i veri obbiettivi della guerra mossa da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran degli ayatollah, della “Guida suprema” Ali Khamenei e dei suoi uomini, peraltro già in buona parte eliminati nelle prime ore del conflitto. Le guerre si sa come cominciano ma non come e quando finiscono. L’incertezza, il tuffo nel buio, l’allargamento senza controllo del conflitto è il rischio più alto che tutti stiamo correndo. Le recenti guerre aperte dagli Stati Uniti nel Golfo – nel 1991 e nel 2003 – sono finite, dopo migliaia di morti, lungo binari che non erano quelli inizialmente previsti. Netanyahu intende, una volta per tutte, fare i conti con un regime che da sempre proclama la volontà di “cancellare” Israele dalla faccia della terra anche con l’utilizzo della bomba nucleare da anni in preparazione. A parte il sostegno dichiarato a Israele, molto meno chiare sono le intenzioni di Trump, che aveva peraltro più volte dichiarato di voler liberare gli americani dagli storici contributi umani, militari ed economici alle “guerre degli altri”. Sullo sfondo appare evidente il tentativo di colpire Russia e Cina: se Mosca, infatti, si rifornisce di armi e droni iraniani da usare contro gli ucraini, Pechino importa da Teheran petrolio in quantità, ricevendo in cambio commesse e vantaggiosi accordi commerciali. Non sembrano essere in testa ai desideri di Israele e Stati Uniti le speranze dei giovani oppressi, torturati e uccisi nelle piazze e nelle cupe galere sparse per l’ex impero persiano. Dovranno cavarsela da soli, magari approfittando della situazione. Tra le vittime della guerra, come sempre, ci sono la verità, la trasparenza e – mai come oggi – le regole e il diritto internazionale. Tutti sostengono di volere la pace, ma per ottenerla non si perde tempo con le trattative e si punta sulla guerra.

enniochiodi [at] gmail.com

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