Guerra, ma quanto ci costi? Oppure è speculazione…

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Le conseguenze del conflitto in Medio Oriente per le nostre famiglie. Sono aumentate le spese per i carburanti, in crisi i trasporti e il turismo, il pane sta diventando un bene di lusso. E a pagare di più è sempre la povera gente… Per Federconsumatori «serve un intervento del Governo»

DI MARCO REZZANI

Ore 8 di ieri mattina, al distributore per fare rifornimento. Guardo il tabellone con i prezzi di diesel e benzina. Il primo sfiora ormai i 2 euro al litro, per la seconda va un po’ meglio e si attesta intorno a 1,80 euro. Spostarsi costa sempre di più. «Questa guerra non ci voleva, serve solo a mettere in crisi le famiglie» – dice un cliente. Gli fa eco il gestore che parla del rischio speculativo: «Il carburante che stiamo vendendo ora proviene da stock acquistati ben prima che scoppiasse il conflitto, quindi certi aumenti da parte delle compagnie petrolifere non sono pienamente giustificabili». Sta di fatto che, mentre la guerra di Usa e Israele contro l’Iran è nella sua terza settimana e ancora non si vede una via d’uscita e, anzi, ci sono segnali preoccupanti di un allargamento del conflitto con missili che colpiscono basi di Paesi che non si ritengono in guerra, vedi il nostro, per le famiglie arrivare a fine mese è sempre più difficile. In provincia di Pavia dall’inizio dell’anno il costo della benzina è aumentato in media del 10%, mentre per il diesel l’incremento è stato addirittura del 17%. Negli ultimi giorni la verde ha fatto registrare un balzo in avanti del 6% e il diesel del 13-15%. In tante pompe del territorio dell’Oltrepò, ad esempio, il costo della verde ha ormai superato la soglia psicologica dei 2 euro. Stesso copione in provincia di Alessandria dove Federconsumatori ha lanciato l’allarme: “All’indomani del conflitto in Medio Oriente i prezzi dei carburanti sono schizzati all’insù alla velocità della luce: un rialzo fuori da ogni logica e da ogni tempistica accettabile. Rincari spesso causati da fenomeni speculativi che si ripercuoteranno sul fronte dei carburanti, in maniera diretta per i rifornimenti, e in maniera indiretta per i prezzi dei beni trasportati, nel nostro Paese, per oltre l’86% su gomma. A questo si aggiungono gli allarmi sul fronte dei fertilizzanti, della logistica, dei trasporti aerei e marittimi. Tutto ciò rischia di avere un impatto molto forte, e per alcuni insostenibile, sui prezzi di beni e servizi, ben oltre quanto sarebbe giustificato dai rialzi attuali. È urgente disinnescare il rischio di rincari eccessivi e speculazioni, imparando dagli errori del passato e bisogna farlo subito.” Con la richiesta al Governo di “un intervento determinato e immediato che preveda una sterilizzazione delle accise sui carburanti (di 20/30 cent al litro) e una rimodulazione dell’Iva per far sì che i rincari non siano aggravati da una tassazione che pesa in maniera eccessiva sul costo di benzina e diesel in Italia; anche in Alessandria registriamo prezzi ingiustificati scattati già da martedì 3 marzo in progressivo aumento”. A livello nazionale, secondo una stima elaborata da Confesercenti, i rincari produrranno una stangata complessiva pari a 14 miliardi di euro all’anno per le famiglie. In assenza di provvedimenti correttivi spenderanno 6,9 miliardi in più per i carburanti e altri 7,1 miliardi per le bollette. Ma gli effetti saranno a catena su tutti i prodotti con un aumento dell’inflazione di 0,7 punti percentuali, dall’1,8% previsto per il 2026 a un più realistico 2,5%. I consumi subiranno una riduzione di 3,9 miliardi di euro. Non solo gas, luce e petrolio, è anche il carrello della spesa, con in primis i beni alimentari, a essere un “sorvegliato” speciale. Lo sa bene chi settimanalmente ha già visto crescere i prezzi al supermercato. Del resto, è l’intera filiera produttiva a essere interessata. Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini punta l’attenzione sul caro fertilizzanti e concimi, ricordando che dalle aree coinvolte proviene oltre il 25% della disponibilità globale e più del 33% dei prodotti utilizzati. Eventuali interruzioni di queste forniture, il cui prezzo negli ultimi quattro anni è aumentato quasi del 50%, avrebbe un impatto immediato sui costi di produzione e sulla disponibilità dei prodotti. Situazione al limite del drammatico per i trasporti con un aumento esponenziale dei costi, per chi acquista e per chi esporta. Prodotti simbolo del nostro export, come kiwi e mele, non possono più raggiungere i mercati di destinazione anche a causa dei rincari insostenibili dei prezzi delle tratte marittime, con centinaia di container bloccati. Senza tralasciare il caso del grano, da sempre influenzato dai mercati internazionali con il pane che rischia di diventare proibitivo, a causa di una tempesta perfetta tra costi energetici, costi di trasformazione di energia e lavoro, che già oggi pesano per oltre il 60% sul prezzo finale. Non sono immuni neppure il settore delle costruzioni e quello manifatturiero. Nel primo caso le associazioni di categoria segnalano che gli aumenti rischiano di compromettere molti lavori del Pnrr alla fase conclusiva e di rendere gli interventi di ristrutturazione delle case off-limits dopo il rialzo dei costi innescato dai bonus edilizi: «Già dalla scorsa settimana stiamo ricevendo segnalazioni da parte delle nostre imprese di rincari dei materiali da costruzione, non solo derivati petrolchimici come il bitume, ma anche altri come l’acciaio e con aumenti dei costi di trasporto». Nel secondo caso l’attenzione è alta: la regione del Golfo e gli Emirati Arabi in modo particolare sono diventati un hub di cruciale importanza per le imprese italiane in chiave di attrazione degli investimenti e di mercati alternativi dopo i dazi Usa. La guerra, secondo Confartigianato, metterebbe a rischio 27,8 miliardi di export manifatturiero verso l’area, vale a dire quasi il 5% delle vendite manifatturiere italiane. A preoccupare le imprese, oltre ai costi dell’energia, quelli logistici e assicurativi dei carichi che viaggiano via nave. In sofferenza risulta anche il comparto della ristorazione e del turismo. Il rincaro delle bollette di gas e luce per ristoranti e alberghi, valutato da Confesercenti in circa 2.000 euro per i primi e 1.300 per i secondi, avrà ripercussioni inevitabili sul conto da pagare. A preoccupare di più il settore del turismo è l’emergenza voli aerei con la chiusura temporanea di importanti aeroporti del medio Oriente come Abu Dhabi e Dubai, che ha fatto lievitare oltre misura i prezzi dei collegamenti internazionali. La guerra, ogni guerra, ha costi irreparabili. Prima di tutto in termini di vite umane distrutte, ma purtroppo “pesa” anche sulla vita quotidiana delle famiglie, in ogni angolo del mondo. «Bisogna dialogare senza tregua per la pace» – ha detto il Papa domenica 15 marzo durante la visita pastorale alla parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo – condannando «l’assurda pretesa di risolvere i problemi con la guerra», esortando a rifiutare l’uso distorto del nome di Dio per giustificare i conflitti e riaffermando che «Dio non può essere arruolato dalle tenebre».

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