Gli altri siamo noi
Paralimpiadi Milano-Cortina 2026. Si è conclusa un’edizione storica per i nostri colori: 16 scintille azzurre cariche di emozioni
DI MATTEO SISTI
La neve di marzo, leggera e farinosa, è scesa sulle Tofane e sul lago di Tesero come se sapesse di essere parte di qualcosa di irripetibile. Milano-Cortina 2026 non è stata solo una Paralimpiade di casa ma un respiro trattenuto per vent’anni che si è sciolto in un trionfo mai visto prima. 16 medaglie, record assoluto per l’Italia, con 7 ori, 7 argenti e 2 bronzi. Milano e Cortina hanno guardato i loro atleti non come eroi lontani, ma come compagni di viaggio che hanno trasformato la fatica in poesia. Fra i 40 azzurri in gara (con 3 guide al loro fianco), tre storie hanno brillato più delle altre, diventando simbolo di coraggio, rinascita e talento puro. Giacomo Bertagnolli, cinque gare e cinque podi: la leggenda di un ragazzo che vede con il cuore. Nelle curve di ghiaccio, dove la velocità incontra la fragilità, Bertagnolli ha costruito un capitolo che rimarrà nella memoria dello sport. Correva con la guida Andrea Ravelli, ma correva anche con la forza di chi ha imparato a trasformare il limite in traiettoria. Dopo una delle sue vittorie ha detto: «È anche il vostro oro». Un ringraziamento che sembrava un abbraccio collettivo e un modo per ricordare che nessun traguardo è mai solo personale. Prima dei Giochi era già un’icona mondiale: 8 medaglie tra le edizioni di PyeongChang 2018 e Pechino 2022. A Milano-Cortina aveva annunciato un sogno impossibile: salire sul podio in tutte e cinque le discipline dello sci alpino e ci è incredibilmente riuscito. Bronzo in discesa, 2 argenti tra Super-G e gigante, poi l’oro in combinata conquistato con una prova perfetta e il capolavoro nello slalom speciale, con una seconda manche da brividi: cinque gare e cinque medaglie per un’impresa in cui nessun italiano era mai riuscito prima. Con queste vittorie Bertagnolli raggiunge quota 13 medaglie paralimpiche e diventa il più vincente azzurro di sempre nello sci alpino paralimpico. La sua storia è quella di un ragazzo cresciuto nelle valli trentine che ha imparato a vedere il mondo al di là della sua limitazione fisica. Chiara Mazzel, invece, è l’atleta che ha trasformato il buio in velocità. A 17 anni un glaucoma fulminante le ha portato via quasi del tutto la vista e, per due anni, ha vissuto chiusa in casa, immersa in un silenzio che sembrava definitivo. Poi, nel 2018, le Paralimpiadi dalla TV le hanno riacceso l’entusiasmo: se altri potevano correre a tutta velocità seguendo una voce, allora poteva farlo anche lei. Con la guida Nicola Cotti Cottini ha costruito un nuovo modo di vivere la neve, superando paure, cadute e un grave infortunio nel 2023. A Milano-Cortina è arrivata portando la bandiera dell’Italia e ne è uscita da vincitrice. Argento in discesa, oro nel SuperG femminile – il primo italiano dopo vent’anni – poi altri 2 argenti in combinata e gigante. Quattro giorni, quattro medaglie, quattro grandi prove di forza che hanno trasformato una ragazza ferita in un simbolo nazionale. La sua frase – «È così bello, non riesco a descriverlo» – è rimasta impressa negli animi degli Italiani ed è la voce di chi ha ritrovato la luce senza aver bisogno di vederla. Infine, lo snowboard paralimpico italiano in questa edizione dei Giochi ha trovato un nuovo simbolo: Emanuel Perathoner, capace di ribaltare una carriera spezzata trasformandola in leggenda. Ex atleta olimpico, protagonista ai Giochi di Sochi 2014 e PyeongChang 2018, ha sentito la sua vita cambiare nel 2021, quando un terribile incidente al ginocchio sinistro lo portò a quattro operazioni, un anno di riabilitazione e infine all’impianto di una protesi totale. Sembrava la fine della sua storia che Perathoner ha trasformato però in un nuovo inizio, entrando nel Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa e risalendo verso l’élite mondiale con una determinazione feroce. A Milano-Cortina 2026 ha compiuto l’impresa di vincere l’oro nello Snowboard Cross SB-LL2, dominando ogni manche, e l’oro nel banked slalom cinque giorni dopo. È il primo atleta della storia a vincere entrambe le discipline nella stessa Paralimpiade. «Lo snowboard ti dà libertà. Bisogna divertirsi, sempre» – e questa libertà Emanuel se l’è ripresa correndo più veloce del destino. Milano-Cortina 2026 non è quindi stata solo una Paralimpiade di risultati ma uno specchio prezioso in cui l’Italia ha visto la sua parte migliore. Le 16 medaglie ottenute hanno superato uno storico primato che resisteva dall’edizione 1994 di Lillehammer, ma soprattutto hanno lasciato un filo che rimarrà teso tra gli atleti e il Paese. Quando il “Ciao ciao Cortina” ha chiuso la cerimonia al Curling Olympic Stadium, si è percepito che non era un addio: era la promessa di continuare a credere nello sport paralimpico come nella forma più pura e autentica del talento umano. Queste medaglie non sono solo metallo, ma storie, futuro e simbolo di un’Italia che si rialza più forte, più unita e più luminosa di prima.

