Ghali: canta proprio lui?
Di Silvia Malaspina
Caro il mio Ghali Amdouni, in arte solo Ghali, da quando è stata annunciata la tua presenza alla cerimonia di inaugurazione di domani dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina, si è scatenato il finimondo. Moltissimi sono stati gli scudi levati, per il fatto che tu ti sia più volte schierato in difesa del popolo palestinese. Dopo lo scalpore suscitato da quell’appello – «Stop al genocidio» – che lanciasti dal palco del Festival di Sanremo nel 2024, hai spesso ribadito le tue posizioni pro-Pal, provocando, tra gli altri, l’indignazione della comunità ebraica italiana e dell’ambasciatore israeliano. La tua partecipazione al- l’apertura di un evento sportivo di risonanza mondiale come le Olimpiadi si è quindi subitaneamente tinta di polemica politica. Le dichiarazioni del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, hanno dato l’avvio alla querelle: «Le caratteristiche della cerimonia sono centrate sul rispetto. Questo azzera i rischi di libera interpretazione. La scelta degli artisti si associa anche alla scelta delle performance, sicuramente su quel palcoscenico, al di là del vissuto di ogni artista, non ci saranno equivoci sull’indirizzo di carattere ideale, culturale e anche etico». L’opposizione ha replicato con gli esponenti del M5S in commissione Cultura, che hanno tuonato: «Quando un ministro si permette il lusso di dire che un artista “non esprimerà il suo pensiero sul palco” non sta parlando di rispetto o di etica: sta rivendicando una censura preventiva». Nel bel mezzo di questo tsunami tu, caro Ghali, hai osservato un diplomatico silenzio, concentrandoti, presumo, sulla buona riuscita della tua esibizione canora. Devo confessarti che sono infastidita dall’atavica tendenza italica all’opinionismo dualistico, che spesso prescinde dalla riflessione e dall’analisi critica. Verrebbe da chiedersi il motivo per il quale tu sia stato preferito ad altri cantanti di maggior esperienza e che si rivolgono a un pubblico più trasversale. Ma perché non pensare che, cresciuto come ragazzo “difficile” nella periferia milanese con la sola mamma la quale, come tu stesso hai raccontato, faceva due lavori per permetterti di coltivare il tuo sogno, tu possa incarnare quell’inclusività di cui tanto si blatera, ma che si rivela arduo concretizzare? Non sarebbe bello se, come ha invocato anche Papa Leone, si recuperasse lo spirito dell’antica tregua olimpica, surclassando sterili polemiche e auspicando che, almeno per la durata dei Giochi, venissero realmente sospesi i sanguinosi conflitti che attanagliano popolazioni inermi?
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