Fisarmoniche di Stradella

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Di Pier Luigi Feltri

Il Museo Civico della Fisarmonica “Mariano Dallapè” di Stradella, inaugurato ufficialmente nel 1999 alla presenza del cantautore Paolo Conte, nasce con l’obiettivo di conservare, ordinare e rendere accessibile la memoria storica di un settore manifatturiero che ha contribuito in modo determinante alla costruzione dell’identità economica e culturale della cittadina oltrepadana. La vicenda storica che il museo documenta ha un punto di origine preciso nella figura di Mariano Dallapè, nato nel 1846 a Brusino di Cavedine, in Trentino, allora territorio dell’Impero austro‑ungarico, e stabilitosi a Stradella nel 1866. Qui Dallapè mise a punto un modello di fisarmonica profondamente innovativo rispetto agli organetti diatonici allora diffusi, avviandone la produzione seriale nel 1876. L’introduzione di un sistema di bassi preaccordati, successivamente noto come “bassi Stradella”, avrebbe avuto un impatto duraturo sulla costruzione e sull’uso dello strumento, imponendosi come standard tecnico ancora oggi adotta- to nella fisarmonica cromatica. Attorno all’iniziativa di Dallapè si sviluppò un distretto produttivo che, nell’arco di pochi decenni, portò alla nascita di 44 fabbriche operanti nello stesso comune, attive in diverse fasi tra il 1876 e la metà del Novecento, coinvolgendo centinaia di artigiani specializzati. Il museo restituisce questa storia attraverso un percorso espositivo articolato in tre settori principali e cinque ambienti, che consentono al visitatore di inquadrare l’evoluzione tecnica dello strumento e le trasformazioni dell’organizzazione produttiva locale. Una prima sezione è dedicata al contesto storico ed economico in cui si affermò l’industria stradellina della fisarmonica. Segue una sezione didattica che analizza i componenti costruttivi dello strumento. Il settore successivo raccoglie numerosi esemplari di fisarmoniche prodotte a Stradella, disposti in ordine cronologico, includendo pezzi di particolare valore storico come il primo Accordion realizzato da Mariano Dallapè nel 1876 e la cosiddetta Organfisa Liturgica, modello progettato per l’uso in ambito religioso e caratterizzato da una timbrica prossima a quella dell’organo a canne. Particolarmente rilevante è anche la ricostruzione fedele di un laboratorio d’epoca, con un antico banco da lavoro e gli attrezzi originali degli artigiani stradellini. Tutti i reperti sono corredati da una breve descrizione testuale; alcuni pannelli di approfondimento offrono ulteriori dettagli tecnici e storici.

pierluigi.feltri [at] gmail.com

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