Ci siamo accorti di Sabrina

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Di Silvia Malaspina

Cara la mia Sabrina Impacciatore, la tua performance alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Invernali ha portato una folata di pura energia all’interno di una manifestazione molto articolata, forse un po’ troppo lunga, nella quale non sono mancati momenti istituzionali e altri sottotono, che tu hai saputo infrangere, irradiando una frizzante leggerezza. Hai raccontato un secolo di sport invernali con un’esibizione che non è propriamente nelle tue corde: sei un’attrice e a San Siro, invece, hai ballato, o meglio saltellato in lungo e in largo sull’immenso palco come un folletto, regalandoci anche una versione psichedelica sulle iconiche note del “celentanesco” Prisencolinensi- nainciusol. Ora tutti ti osannano e saltano sul carro del vincitore, inneggiando alle tue istrioniche doti. Eppure, cara Sabrina, fino a pochi mesi fa, di te si erano perse le tracce: dopo il successo mietuto agli inizi della carriera, interpretando una neo mamma nevrotica ed esaurita nel film L’ultimo bacio, hai collezionato soprattutto ruoli secondari, senza mai emergere in modo chiaro e definitivo. Tu stessa hai raccontato in alcune interviste che molti registi e produttori italiani ti hanno snobbato definendoti «non abbastanza bella, non abbastanza giovane». Hai pensato che il tuo percorso di attrice fosse agli sgoccioli, perciò hai tentato la carta del sogno americano: trasferendoti a Los Angeles hai ottenuto ruoli di primo piano in serie di grande successo: The White Lotus e The Paper. Così, ora da una parte e dall’altra dell’Oceano sei definita una attrice capace e versatile, qualcuno ti paragona al mostro sacro Anna Magnani: una bella soddisfazione e un’eclatante rivincita! Ne sono felice, tanto più che questo entusiasmo nei tuoi confronti mi fa sperare che il glitterato mondo dello spettacolo possa essere ap- pannaggio anche di chi non risponde agli omologati canoni di bellezza. Siamo invasi da stuoli di attrici e soubrette varie che paiono tutte modellate sul cartamodello di Jessica Rabbit: alte, magre ma formose, lineamenti regolari e opportunamente modificati da abili bisturi. Ti distingui, Sabrina, e per questo, finalmente, tutti si sono accorti di te: un’artista ampiamente over 50, altezza media, corporatura asciutta e scattante, naso volitivo e sguardo saettante. Ti chiederei, però: torna in Italia! Capisco che vivere a Los Angeles sia molto attrattivo e che possa essere per te molto fruttuoso, ma noi, qui, abbiamo bisogno del tuo talento e della tua scintillante dissomiglianza.

silviamalaspina [at] libero.it

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