«Anche oggi ci sono sepolcri da aprire»

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La prima Pasqua di Robert Francis Prevost da Papa. Le celebrazioni e le parole di Leone XIV

DI MARCO REZZANI

Leone XIV ha presieduto i riti del Triduo pasquale e della Domenica di Risurrezione per la prima volta dalla sua elezione al soglio di Pietro, avvenuta l’8 maggio dello scorso anno. Nella mattinata di Giovedì Santo, il 2 aprile, nella basilica di San Pietro il Papa ha celebrato la Messa Crismale durante la quale ha riflettuto sulla missione cristiana: «La missione cristiana è la stessa di Gesù, non un’altra» – ha affermato. Ad essa «ciascuno partecipa secondo la propria vocazione», senza mai rompere la comunione. La Chiesa «apostolica» è la Chiesa inviata, consacrata nel servizio ai poveri, ai prigionieri, agli oppressi. «La disponibilità – ha detto ancora il Pontefice – a perdere, a svuotarsi, non è fine a se stessa, ma condizione di incontro e di intimità. L’amore è vero soltanto se disarmato, ha bisogno di pochi ingombri, di nessuna ostentazione, custodisce delicatamente debolezza e nudità». Durante la benedizione degli olii, particolarmente suggestivo il momento in cui Leone XIV ha alitato sull’ampolla del crisma, a ricordare il soffio dello Spirito Santo. Nel pomeriggio, nella “sua” cattedrale, la basilica di San Giovanni in Laterano, il Santo Padre ha presieduto la Messa in Coena Domini e ha lavato i piedi a dodici sacerdoti. Commentando il gesto compiuto da Gesù durante l’Ultima Cena, Leone ha ricordato che «non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Così si compie la volontà di dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma» e, concludendo, ha sottolineato che il Giovedì Santo è «giorno di ardente gratitudine e di fraternità autentica» e ha invitato la comunità dei credenti a mettersi «in ginocchio come ha fatto Lui, chiedendo la forza di imitarlo nel servizio con lo stesso amore». Il giorno successivo, 3 aprile, Venerdì Santo, Leone XIV ha guidato la Via Crucis al Colosseo, portando la croce per tutte le 14 stazioni, 5 all’interno e 9 all’esterno dell’antica arena. Le meditazioni sono state composte da padre Francesco Patton, frate minore e già Custode di Terra Santa. Si è trattato di un momento di grande raccoglimento con oltre 30 mila fedeli radunati intorno all’anfiteatro Flavio. Al termine della Via Crucis il vescovo di Roma ha elevato al cielo la preghiera Omnipotens composta da san Francesco d’Assisi per chiudere la Lettera a tutto l’Ordine. Il Papa ha pregato perché gli uomini conformino la propria volontà a quella di Dio imitando Gesù, per giungere, attraverso la sua grazia, all’incontro con Lui: «Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo». Sabato Santo, 4 aprile, in serata nella basilica di San Pietro Papa Leone ha presieduto la “madre di tutte le veglie”, con i suoi riti e i suoi simboli suggestivi e pregni di significato. L’invito del Santo Padre è stato a non avere paura di rimuovere le pietre che ci chiudono nei nostri sepolcri e che sembrano inamovibili: sfiducia, paura, egoismo, rancore, guerra, ingiustizia, chiusura tra popoli e nazioni. «Non lasciamocene paralizzare» – è l’esortazione del Pontefice che ha amministrato il Battesimo e la Cresima a dieci catecumeni di varie nazionalità. «Il “santo mistero di questa notte” – le parole del Pontefice – affonda le sue radici anche là dove si è consumato il primo fallimento dell’umanità, e si stende lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia. Non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare!». Domenica 5 aprile, Pasqua di Risurrezione, in una piazza San Pietro gremita Leone XIV alla Messa del giorno ha ricordato che davanti alla «violenza della guerra che uccide e distrugge» la Pasqua «ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore» e ha esortato i 60 mila fedeli presenti in piazza San Pietro e quanti seguivano il rito attraverso i media a mettersi «in movimento come Maria di Magdala e come gli Apostoli», per poter «scoprire che il sepolcro di Gesù è vuoto, e perciò in ogni morte che sperimentiamo c’è anche spazio per una nuova vita che sorge». A mezzogiorno, dalla loggia centrale della basilica vaticana, il Regina Coeli con la benedizione Urbi et Orbi.

(Foto: Vatican Media/SIR)

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