Il coraggio di una scelta
Il libro. Elena Francesca Beccaria, monaca di clausura, originaria di Tortona, ha raccontato la sua vocazione e la sua vita nel volume edito da Marsilio
Che cosa spinge una giovane donna, laureata a pieni voti, con una carriera avviata e degli affetti sicuri a lasciare tutto per entrare in un monastero di clausura in Umbria? A raccontarlo è Elena Francesca Beccaria, monaca clarissa, abbadessa del monastero Santa Chiara di Roma, che la scorsa settimana ha dato alle stampe per l’editore Marsilio La gioia nel silenzio. Come ho scoperto il mondo dalla vita di clausura (pp. 270, euro 18). Madre Elena Francesca in queste pagine rilegge la sua vicenda, partendo dalle origini della sua vocazione e dalla domanda da cui tutto è partito: «Sei felice?». Nata a Tortona nel 1960, fino a 25 anni vive dividendosi tra la famiglia, gli amici e un fidanzato e non si preoccupa particolarmente della sua vita spirituale, fino a quando qualcosa non comincia a scricchiolare e avverte un’inquietudine che la disorienta e la spinge a cercare “altro”… che non riesce a definire. Un giorno, mentre va al lavoro, Elena Francesca entra nella chiesa dell’abbazia di Rivalta e scopre un senso di pace che la stupisce e la interroga. Da quel momento inizia un affascinante percorso alla scoperta della fede e dell’amore del Signore. Un amico sacerdote le parla di alcune suore di clausura in Umbria e lei, incuriosita, va a conoscerle, scoprendo così che la grata del parlatorio non le incute timore. Anzi. In quel luogo prova un senso di serenità mai sperimentato e ascolta una frase che la cambia profondamente: “Si è felici solo amando”. Per capire se davvero è così, stravolge la sua esistenza e ignorando le resistenze di chi le è accanto, nel 1988, a 27 anni, entra nel monastero di Città della Pieve, dove da 50 anni non vi erano nuovi ingressi. Da quel giorno sono passati quasi 40 anni e la consapevolezza iniziale di aver fatto la scelta giusta non è mai venuta meno. Si è moltiplicata ed è stata sempre condivisa. La grata del monastero, come lei stessa spiega, è stata in grado di educare a “una profondità di rapporti” prima sconosciuta. Noi che, più volte, abbiamo incontrato madre Elena tra le mura del monastero, siamo stati testimoni di quella “gioia del silenzio” che è davvero contagiosa e impossibile descrivere. Il silenzio della clausura per la “nostra” monaca non è mai stato una fuga dal mondo, ma un luogo abitato da Dio dove poter incontrare se stessa e gli altri. La sua capacità di ascolto si è trasformata nella capacità di parlare a tutti, credenti e non, offrendo un porto sicuro in cui essere accolti e compresi. Ogni parola è misurata, quasi “custodita” e pronta a lasciare spazio all’unica Parola che salva e redime. “Semplicità, gioia e coraggio” sono i tre termini che suor Elena utilizza per riassumere la sua vita, spesa per 25 anni nel monastero in Umbria e poi dal 2013 a Roma, a servizio di tutti gli uomini e tutte le donne che in quegli spazi di preghiera si affacciano ogni giorno per trovare un’oasi ristoratrice, in cui sia possibile incontrare Dio. Per la madre abbadessa il suo essere missionaria si traduce nel riuscire ad accogliere l’altro, ascoltarlo, prenderlo per mano e aiutarlo a capire che l’amore di Dio è un dono da cercare prima di tutto nel proprio cuore. Tre verbi poi – “cercare, trovare, restituire” – esprimono tre capisaldi nella vita dell’abbadessa e sono diventati anche le tre parti in cui è suddiviso il volume, all’interno del quale un intero capitolo è dedicato ai giovani, alle loro speranze e al desiderio di aiutarli a coltivare sempre la speranza. Nelle pagine conclusive, l’autrice ci offre anche un esempio di come meditare la Scrittura e in particolare il brano del Vangelo delle nozze di Cana. In modo pacato e rassicurante racconta qual è il segreto della clausura: “accogliere fino in fondo la nostra povertà, accettare di essere ‘nulla’ per non opporre la minima resistenza all’azione di Dio in noi”.Daniela CatalanoMarco Rezzani
Una lettera a Lui e a noi
di Matteo ColomboMadre Elena l’ha scritto. Marsilio l’ha pubblicato. E adesso la sua storia è in tutte le librerie, a disposizione di chiunque. Si può tenere tra le mani. Se ne può parlare. Usciranno articoli, servizi, commenti, elogi, critiche. Ma se l’ha fatto, accettando le regole del gioco, correndo il rischio “dell’interpretazione”, superando la ritrosia, il fine è davvero grande, alto, profondo, importante. Perché scrivere è sempre darsi in pasto e – nel suo caso – è molto di più: è uscire dal monastero, andare oltre la grata, raggiungere gli sconosciuti, mettersi a nudo. Dunque: perché? Era davvero il caso? La risposta è sì. Perché è un modo per “comunicare agli altri che non si può vivere senza di Lui”. Senza il Signore. Lo ammette lei stessa. Quella monaca di clausura, quell’amica, quella tortonese che in tanti ancora qui in città riconoscono giovane, bella, dal sorriso luminoso, intelligente, fidanzata… insomma una ragazza “normale” che poi… Che poi si è esclusa dal mondo? È questo che volete dire? “La prima volta che sono uscita dalla clausura è stata diversi anni dopo il mio ingresso, per una visita medica a cui dovevo sottopormi. Ricordo distintamente di aver subito avvertito di essere vista, nell’ambiente dell’ospedale, come un essere in qualche modo estraneo alla vita normale”. Del resto la clausura rimane per molti una scelta incomprensibile se non, addirittura, sbagliata. Tanti ne hanno perfino timore. Allora il libro di Elena Francesca Beccaria è, prima di ogni altra cosa, una lettera ai lontani, a chi si volta e finge di essere sordo, a chi non ha fede, a chi ce l’ha “ma certe cose, quelle, proprio, non le capisco”. La sua “lettera al mondo” che mai le scrisse; vedi Emily Dickinson. E poi è un gesto di coraggio. Lo stesso “coraggio di credere in una promessa; di rispondere sinceramente a una semplice domanda”: sulla felicità. Ma lei non aveva bisogno di lettere dal mondo. A lei aveva scritto Lui. In una data qualunque. Madre Elena aveva letto… i segni. Aveva capito. E quasi 40 anni fa, entrando in monastero, ha iniziato a risponderGli con la sua vita. Una risposta che continua a “scrivere” giorno dopo giorno, di cui questo libro è solo una sintesi, una parte, un passaggio. Perciò vi dico di comprarlo e di leggerlo. Perché si scopre come si risponde al Signore, con semplicità, gioia, serenità, dolcezza. Con stupore e gratitudine. Con il dono della fatica e della sofferenza. Entriamo nel loro carteggio. Fidatevi. Quando ci ricapita un’occasione così?

