Piccoli aumenti per tante pensioni
Di Cesare Raviolo
Il sistema della protezione sociale (Welfare), articolato in Italia in tre settori rispettivamente gestiti dall’Inps, dall’I- nail e dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), costituisce un importante erogatore di risorse a favore di una quota significativa della popolazione. Nel 2023 (ultimo dato disponibile), la spesa per la protezione sociale è stata pari al 28,9% del Pil, in diminuzione dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Nell’ambito della protezione sociale, riveste un ruolo di primo piano la spesa pensionistica, pressoché di totale competenza dell’Inps presso il quale è assicurata la quasi totalità dei lavoratori dipendenti del settore privato e del settore pubblico, stimata dalla Ragioneria Generale dello Stato per il 2025 in 289,4 miliardi di euro, pari al 15,3% del Prodotto Interno Lordo, con un totale di quasi 18 milioni di trattamenti pensionistici, suddivisi tra 13,7 milioni di previdenziali e 4,3 milioni di assistenziali. Le pensioni dirette percepite dal titolare del diritto costituiscono la quota più rilevante: 134,9 miliardi sono destinati agli ex dipendenti del settore privato, 71 miliardi a quelli del settore pubblico e 35,5 miliardi ai lavoratori autonomi. Le pensioni indirette, come quelle di reversibilità, danno luogo a una spesa di 26,6 miliardi per i dipendenti privati, 9,3 miliardi per i pubblici e 6,7 miliardi per gli autonomi. Una componente residuale ma significativa, pari a 5,3 miliardi, è costituita dagli assegni sociali liquidati dopo il 1995, destinati ai soggetti in condizione economica disagiata. Intanto, dal 1° gennaio 2026, le pensioni sono aumentate dell’1,4% per l’adeguamento all’inflazione per il 2025, fatto salvo il conguaglio che verrà fatto in sede di perequazione per l’anno successivo. Tuttavia, l’adeguamento 2026 non influirà in misura significativa sui cedolini e, soprattutto, sul netto. Le pensioni minime aumenteranno di 3,12 euro, passando da 616,67 a 619,79 euro, mentre una pensione di 1.500 euro lordi, dopo la tassazione, crescerà di appena 17 euro mensili. Gli importi mensili, moltiplicati per 13 mensilità, saranno poi soggetti all’applicazione dell’Irpef e delle detrazioni da pensione, che determineranno l’importo netto in busta. Dunque la dimensione del sistema pensionistico italiano e l’impatto che le sue prestazioni hanno sulle condizioni socioeco- nomiche di milioni di persone richiedono con urgenza politiche di tutela e di inclusione, al fine di evitare i rischi di tensioni sociali e di nuove forme di povertà latente.
raviolocesare [at] gmail.com

