Campari vende i marchi Zedda Piras e l’amaro Averna
Lo stabilimento di Novi Ligure, però, rimane strategico per la produzione degli alcolici
NOVI LIGURE – Il panorama degli spirit italiani si prepara a un cambiamento significativo. In stretta continuità con la strategia delineata durante l’ultimo Capital Markets Day, Campari Group prosegue nel suo percorso di rifocalizzazione del portafoglio annuncian- do la cessione di due pezzi di storia della tradizione mediterranea: l’amaro Averna e il mirto di Sardegna Zedda Piras. A rilevare i marchi è Illva Saronno Holding, colosso già proprietario dell’iconico Disaron- no e di storiche cantine siciliane come Florio e Duca di Salaparuta. Secondo Simon Hunt, chief executive officer di Campari Group, questa operazione rappresenta un passo fondamentale per razionalizzare le attività del Gruppo. L’obiettivo dichiarato è quello di concen- trare le risorse su un numero ristretto di iniziative ad alto impatto strategico, favorendo al contempo una riduzione della leva finanziaria. Hunt ha espresso grande soddisfazione per l’intesa con Illva Saronno, definendola il partner ideale per garantire lo sviluppo futuro di questi brand grazie alla solida esperienza nel settore e al profondo legame con le eccellenze del territorio siciliano. Dall’altra parte del tavolo, Marco Ferrari, Ceo del Gruppo Illva Saronno, vede nell’acquisizione una straordinaria opportunità per consolidare il proprio ruolo di player globale. L’ingresso di Averna e Zedda Piras nel portafoglio internazionale della società permetterà, infatti, di rafforzare la presenza in mercati chiave come Stati Uniti, Germania e Italia. Ferrari ha sottolineato come la missione di Illva resti quella di promuovere lo stile di vita italiano nel mondo, assicurando che sotto la nuova guida i due marchi continueranno a prosperare. Averna, nato nel 1868 e simbolo del “made in Sicily”, era entrato nell’orbita Campari nel 2014. Oggi l’Italia rappresenta ancora il 30% delle sue vendite, inserita in un mercato internazionale dove Germania, Stati Uniti e Austria giocano un ruolo preponderante. Il passaggio di consegne definitivo è previsto entro la prima metà del 2026. Il Gruppo ha confermato la centralità assoluta del polo industriale di Novi Ligure. Lo stabilimento resta il cuore pulsante della produzione, come dimostrano i circa 75 milioni di euro stanziati recentemente per il suo ampliamento. L’inaugurazione della nuova linea di imbottigliamento dedicata ad Aperol, capace di produrre 100 milioni di bottiglie l’anno, è la prova tangibile di questo impegno. An- che sul piano sociale arrivano segnali positivi: a metà dicembre è stato siglato un nuovo accordo migliorativo per i lavoratori della logistica novese, a sancire una sta- bilità operativa che guarda con ottimismo al futuro del territorio.
Vittorio Daghino

