Verso il Giorno della Memoria del 27 gennaio: come cambia il “contesto” dopo la strage di civili palestinesi e la sanguinaria risposta del governo di Benjamin Netanyahu all’orrido attacco razzista di Hamas del 7 ottobre 2023

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DI ENNIO CHIODI

« Ci hai riconosciuto?». Mi dice proprio così – “riconosciuto” – la ragazza israeliana che incontro all’uscita del nostro ristorante in Val Gardena. Il barman Sergiy mi aveva appena raccontato di avere scambiato qualche parola con questa giovane famiglia: «Vengono da Israele, sono stati bene. Posso offrire un bicchierino del nostro amaro?». Padre, madre, un ragazzo e una ragazza adolescenti. «Vivete in Israele? – chiedo – A Tel Aviv?». La ragazza assume un’espressione quasi rassegnata. Non sapeva del mio breve scambio di informazioni con il barman. Quel suo “Did you recognize us?” mi ha gelato. «No – le rispondo – me lo ha appena detto Sergiy». Capisco che intende “riconosciuto in quanto ebrei” e so che “to recognize” in inglese non significa solo “riconoscere”, ma “identificare”. «Sono un giornalista e sono stato molte volte in Israele – la rassicuro – ma non ti ho “riconosciuto”». La tremenda risposta del governo guidato da Benjamin Netanyahu all’orrido attacco razzista di Hamas del 7 ottobre 2023, la strage di civili palestinesi bloccati nella striscia di Gaza, le conseguenti nuove tentazioni espansionistiche israeliane meritano condanna e attenzione globale. Nulla tuttavia può giustificare il rigurgito di un antisemitismo, forse mai sopito, silente fino ad oggi, un «ignobile sentimento» – come lo ha definito il presidente Sergio Mattarella – che diffonde odio. “Sono un’ebrea italiana e sono sempre stata di Sinistra – scrive su Facebook Carmen, docente universitaria e manager bolognese – ma dal 7 ottobre sono diventata improvvisamente altro: un corpo estraneo, un problema da risolvere, una presenza da correggere”. Diminuiscono messaggi e inviti, molti chiedono agli amici ebrei abiure ed esplicite prese di distanza da vicende di cui non sono responsabili. «Voi ebrei…»! Nelle nostre città, nostri concittadini di cultura e religione ebraica rinunciano a simboli e cerimonie; i ristoranti Kosher sono meno frequentati; le sinagoghe sono costantemente sotto protezione; turisti israeliani vengono respinti da hotel e ristoranti; a rappresentanti anche laici delle comunità ebraiche – politici, giornalisti, docenti – viene impedito di parlare nelle Università e nelle assemblee. La strage di Bondi Beach, nei pressi di Sidney, del 14 dicembre scorso, in occasione della festa di Hannukkah, è raccapricciante, ma gli episodi di antisemitismo sono in continuo aumento in molti Paesi dell’Europa, del Nord e del Sud America. L’aliyah – l’immigrazione di ebrei verso Israele – sta crescendo, alimentata anche da questo clima. In tale preoccupante contesto succede che un disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo presentato da alcuni rappresentanti del Centrosinistra – primo firmatario Graziano Del Rio – venga sostanzialmente sconfessato dalla maggioranza del Partito Democratico e dalle altre forze della Sinistra come “iniziativa a titolo personale” e comunque “sconcertante”. “Sconcertante” appare piuttosto questa inusuale presa di distanza, motivata, credo, dalla ricerca di un consenso ideologico, molto tattico e poco strategico. “Non si potrebbero più condannare le azioni del governo Netanyahu”, si sostiene in sostanza a Sinistra, con motivazioni respinte dai firmatari che hanno anche personalmente condannato le condotte dell’esercito israeliano. Il “DdL”, ricorda il senatore Luigi Spagnolli del gruppo “Per le Autonomie”, che lo ha appoggiato e firmato, riprende dichiarazioni già presenti nelle legislazioni nazionali e comunitarie e fa riferimento alla definizione di antisemitismo fatta propria dalla “IHRA”, l’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto”. Dal Pd e forse dal Movimento 5 Stelle, per tutta risposta, saranno presentati altri diversi Disegni di Legge. Altri, del Centrodestra e di Italia Viva, giacciono in Parlamento. Dovranno essere incardinati e discussi in Commissione Affari Costituzionali. Risultato: sarà quasi impossibile giungere a un testo per una legge sul contrasto all’antisemitismo entro il 27 gennaio, il “Giorno della Memoria”.

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