10 anni di Istat e indagini
Di Cesare Raviolo
Per questa rubrica rappresenta una delle fonti più importanti: è l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, l’ente pubblico che produce le statistiche relative all’Italia. Nel 2026 celebra il suo primo secolo di vita e merita una dedica. Fondato nel luglio 1926, quando gli fu affidato il compito di gestire i censimenti, ha sede a Roma, ma è presente con 18 uffici nei capoluoghi regionali. Oggi, con un bilancio di oltre 200 milioni di euro e quasi 1900 addetti, garantisce la raccolta, il controllo, l’elaborazione, l’analisi, l’interpretazione e la diffusione di statistiche demo- grafiche (censimenti permanenti), economiche (Pil, prezzi, ecc.), sociali (consumi, disuguaglianze, lavoro, ecc.) e altre indagini specifiche. Grazie a questi dati l’Istat realizza il proprio obiettivo: supportare le scelte strategiche delle istituzioni pubbliche e private, nonché fornire ai cittadini le necessarie informazioni sui principali fenomeni socioeconomici. La raccolta dati è fatta mediante indagini dirette condotte dal personale dell’Istituto o utilizzando dati amministrativi forniti da più di 60 organismi pubblici (Inps, Inail, Asl, ecc.), oltre che dagli 8000 comuni italiani (censimenti della popolazione, rilevazione prezzi, forze lavoro, ecc.). L’Istat figura al vertice del Sistan (Sistema statistico nazionale), istituito nel 1989 per consentire una gestione più efficace della statistica nazionale, aumentando la capacità di risposta alle esigenze informative del Paese. Dall’introduzione dell’Euro il Sistan è diventato anche parte attiva del sistema statistico europeo e internazionale. Con Ban- ca d’Italia e Ministero dell’Economia e Finanze, l’Istat è il più importante Ente in grado di fornire un quadro tempestivo e coerente dell’andamento dei diversi settori economici e delle principali strutture e fenomeni della società italiana. Peccato che, nel nostro Paese, la cultura statistica sia scarsa o, forse, male indirizzata: conosciamo la percentuale di possesso palla delle squadre durante la finale di campionato, ma non quella dell’inflazione che fa aumentare il carrello della spesa. Urge alfabetizzazione statistica a tutti i livelli – dai decisori politici ai comuni cittadini e, soprattutto, ai giovani – se in Italia, come ha rilevato l’Istat stesso, oltre il 45% degli studenti delle scuole secondarie esprime gradi di competenza numerica non adeguata e la maggioranza degli adulti si colloca a un livello inferiore a quello minimo per vivere e lavorare efficacemente. Dunque, lunga vita all’Istat centenario!
raviolocesare [at] gmail.com

