Una panchina… per l’inclusione

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L’iniziativa della scrittrice Mariella Barbieri

VOGHERA – In piazza Meardi l’inclusione prende forma grazie a una panchina inclusiva: l’idea è di Mariella Barbieri, scrittrice e autrice da anni attiva nel sociale, impegno per il quale ha ricevuto nel 2024 un prestigioso riconoscimento: il premio “Maria Montessori”, assegnato dal Comune. La panchina verrà inaugurata sabato 11 aprile alle ore 16. Questo nuovo pro- getto nasce come segno di continuità del suo impegno per la cittadinanza attiva e l’inclusione. La scrittrice ha dichiarato: «Le idee migliori spesso nascono dal silenzio. Nascono dall’osservazione di un vuoto che chiede di essere riempito non solo di spazio, ma di significato. Per molto tempo ho guardato le panchine della nostra città come semplici oggetti, finché non ho capito che potevano diventare molto di più: un punto di sosta per l’anima. È nato cosi il progetto che l’11 aprile inaugureremo in Piazza Meardi. Chi mi conosce sa che il mio impegno nel sociale non inizia oggi. L’idea di una panchina inclusiva è una nuova tappa di un percorso che porto avanti da anni; ho sempre creduto che la bellezza di un progetto sia nulla se non è utile a rendere la società più giusta dove nessuno si senta invisibile». Mariella entusiasta continua il racconto di come nasce il progetto: «Questo progetto nasce da un sentire autentico e dal desiderio profondo di accendere una luce sul te- ma dell’inclusione. Volevo dare una forma concreta a questo concetto, creando uno spazio dove la neurodiversità sia finalmente accolta con naturalezza. Un gesto d’attenzione in un luogo dove ognuno possa sentirsi semplicemente se stesso e dove sia chiaro che la bellezza risiede proprio nelle nostre differenze. L’inclusione è un processo che dobbiamo nutrire ogni giorno. Per realizzare questa visione ho cercato compagni di viaggio. Li ho trovati nell’entusiasmo dei ragazzi del liceo artistico “Pascal”, che hanno trasformato un’idea in un’opera d’arte, nel supporto del Comune e nella forza delle associazioni. Non c’è soddisfazione più grande di vedere un’idea così sentita che diventa un be- ne comune. Questa panchina è un invito alla sosta, ma anche alla riflessione. Perché, come dico sempre, la diversità è l’unica cosa che abbiamo davvero in comune».

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