Taglio Irpef: un regalo ai già ricchi
Di Cesare Raviolo
Il taglio dell’Irpef, approvato dalla legge di bilancio 2026, ha dato un ulteriore colpo al principio della progressività dell’imposta, sancito dall’art. 53 della Costituzione, ma già fortemente indebolito da una pluralità di regimi sostitutivi relativi ai redditi immobiliari, a quelli finanziari e agli interessi sui titoli di Stato. La misura, realizzata mediante una riduzione dell’aliquota dal 35% al 33%, prevede guadagni di imposta fino a 40 euro per i redditi lordi tra 25 e 30 mila euro, da 40 a 140 euro per i redditi tra 30 e 35 mila euro, da 140 a 240 euro per i redditi tra 35 e 40 mila euro; il risparmio fiscale sarà compreso tra 240 e 340 euro per i redditi tra 40 e 45 mila euro, da 340 a 440 euro per i redditi tra 45 e 50 mila euro. La stessa somma sarà risparmiata da quanti godranno di un reddito tra i 50 e i 200 mila euro, mentre il risparmio sarà pari a zero per coloro che guadagneranno oltre tale cifra. Dunque, il taglio dell’Irpef appare un “regalo ai già ricchi”, come si evince dalle osservazioni di Istat, Banca d’Italia e Upb (Ufficio Parlamentare del Bilancio). Secondo l’Istituto di statistica, oltre l’85% delle risorse complessive messe in campo con la misura finirebbe ai due quinti “più ricchi” della popolazione, mentre la maggior parte delle famiglie con redditi mediobassi resterebbe esclusa o riceverebbe benefici molto limitati. Anche Banca d’Italia è pervenuta a una conclusione simile. Per l’Istituto di emissione, infatti, “la riduzione dell’aliquota Irpef per il secondo scaglione di reddito favorisce i nuclei dei due quinti più alti della distribuzione, ma con una variazione percentualmente modesta del reddito disponibile”. Per l’Upb, poiché solo poco più del 30% dei contribuenti dichiara redditi superiori a 28 mila euro, la misura non interessa la maggioranza dei contribuenti, ma la minoranza di quelli con redditi medio-alti. Poiché il vantaggio fiscale cresce all’aumentare del reddito, circa la metà delle risorse destinate al taglio dell’Irpef andrà all’8% dei contribuenti più ricchi (redditi da più di 48 mila euro l’anno). L’analisi dell’Upb sugli effetti della misura per categoria di reddito prevalente evidenzia che quasi tutti i dirigenti (il 96%) beneficeranno del taglio, seguiti dagli impiegati (il 53%) e dai lavoratori autonomi (il 37%); tra i pensionati la quota scende al 27%, mentre tra gli operai si ferma al 16%. L’ennesima modifica dell’Irpef non contribuirà, anche a causa dello stanziamento non proporzionato (circa 3 miliardi) previsto a bilancio, a ridurre, sia pure di poco, le disuguaglianze, uno dei principali problemi socioeconomici di questo Paese.
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