Quanto è ricca l’industria delle armi
Di Cesare Raviolo
L’industria italiana e, più in generale, europea conosce da qualche anno un trasferimento di risorse dalle produzioni a uso civile a quelle di tipo militare. Un indicatore significativo al riguardo sono i contributi alla produzione concessi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Il 50% delle risorse disponibili, infatti, è stato appannaggio di appena 2 dei 19 settori chiave della manifattura nazionale: aerospazio e difesa. Gli altri sono alle prese con blocco degli investimenti, ristrutturazioni aziendali e crescente incertezza. La favorevole congiuntura dell’in- dustria bellica è evidenziata dall’andamento dei conti delle principali aziende del settore. Tra il 2020 e il 2024 il fatturato di Leonardo, partecipata dal Tesoro nella misura del 30,2%, è cresciuto del 17,1% e quello di Rheinmetall, maggiore industria tedesca di armamenti, presente in Italia tramite la controllata RWM Italia Spa (stabilimenti nei comuni sardi di Domusnovas e Iglesias), addirittura dell’82,2%. L’aumento del fatturato ha favorito la crescita dei profitti: nel 2024 Leonardo ha registrato un risultato operativo lordo di 1.525 milioni di euro con un progresso del 12,9% e Rheinmetall di 1.470 milioni con un incremento del 61% rispetto al 2023. La crescita di fatturato e profitti ha prodotto un forte aumento delle quotazioni di borsa: tra marzo 2022 e marzo 2025 il corso delle azioni Leonardo è cresciuto del 496% e quello di Rheinmetall del 695%. Tuttavia, fatturati e profitti record non hanno favorito più di tanto la crescita dell’occupazione e dei salari. Sempre tra il 2020 e il 2024 gli addetti di Leonardo sono aumentati del 7,7% e quelli di Rheinmetall in Italia del 23,7%. Per quanto riguarda le retribuzioni, che nelle aziende degli armamenti sono leggermente superiori a quelle medie del settore industriale, esse restano stagnanti e non crescono in proporzione all’incremento dei profitti. Dunque, la ricchezza prodotta non va a beneficio del lavoro e della società. Gran parte degli utili, infatti, viene distribuita agli azionisti o accantonata e reinvestita. L’industria degli armamenti produce poca occupazione: 1 miliar- do di spesa aggiuntiva produce direttamente o indirettamente 2.830 nuovi posti di lavoro a tempo pieno a fronte dei 9.330 ge- nerati dalla stessa somma investita nel comparto ambientale. La motivazione “lasciapassare” che si applica talvolta alle industrie variamente “mortifere” (armi, sco- rie inquinanti, ecc.), cioè che danno comunque lavoro, non è così vera. Pensiamoci.
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