Quale Europa per domani?
Di Cesare Raviolo
L’Unione Europea è a un bivio. Da un lato, ha davanti a sé la strada del potenziamento del mercato unico, dall’altra quella dell’americanizzazione. Nel primo caso si tratta di procedere con l’armonizzazione dei sistemi fiscali e dei mercati nazionali dei servizi finanziari, dell’energia e dei trasporti, delle normative tecniche e delle norme sul riconoscimento delle qualifiche professionali, in funzione di una sempre maggiore coesione europea. Purtroppo, le risultanze del Consiglio europeo della scorsa settimana sembrano orientare i vertici dell’Ue – il presidente del Consiglio, Antonio Costa e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – verso la seconda strada, viste le conclusioni in materia di risparmio, politiche di scala e deregolamentazione. L’UE sembra pensare a una graduale privatizzazione dei sistemi pensionistici. Le pensioni verrebbero tradotte in prodotti finanziari sul modello Usa per indirizzare i risparmi verso gli investimenti con conseguente superamento della natura pubblicistica del regime attuale. L’Unione pare voler imitare gli Usa anche in materia di dimensioni aziendali. «Vogliamo i campioni europei» – hanno detto Costa e Von der Leyen; tradotto significa nuove direttive per favorire le operazioni di fusione tra imprese e per modificare la disciplina degli aiuti di stato. L’antitrust diverrebbe un ricordo e la concorrenza sarebbe soppiantata da monopoli e oligopoli, con i “broligarchi” (oligarchia dei bro-ther = fratelli) pronti a dettare anche l’agenda politica. L’Europa rinuncerebbe alla prospettiva unitaria dei propri mercati e imboccherebbe la strada della deregulation, la deregolamentazione fortemente voluta dalle cor- poration multinazionali. La ricetta è di origine statunitense e richiama l’efficientismo in “stile D.O.G.E.” di Elon Musk e lo “stile motosega” di Javier Milei. I vertici UE hanno lasciato in sospeso il tema del debito comune (eurobond), le decisioni in materia di “preferenza europea” (privilegiare prodotti e servizi europei ogni volta che vengono utilizzati soldi pubblici) e la scelta circa gli ETF, i fondi d’investimento quotati in borsa, ma con basse commissioni e un rischio contenuto (replicano fedelmente l’andamento di indici azionari, obbligazionari o di materie prime), per indirizzare l’apprezzamento dei risparmiatori verso investimenti diretti nelle attività produttive. Queste misure, se realizzate, contribuirebbero a dare finalmente all’UE quell’autonomia economica e indipendenza politica immaginata dai Padri fondatori.
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