Lavoro dimenticato e salari bassi

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Di Cesare Raviolo

Nel 2024 156 mila italiani, soprattutto giovani, hanno lasciato il Paese e sono andati all’estero. È come se in un anno, in Italia, fosse scomparsa una città come Livorno, Perugia, Cagliari o, se si preferisce, è come se la popolazione italiana fosse diminuita di 426 unità al giorno. Le ragioni di tale esodo sono da ricercarsi nelle difficoltà che i giovani incontrano per trovare lavoro. Infatti, secondo le rilevazioni Istat, il numero degli occupati nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni non cresce. Anche quando i giovani trovano un’occupazione, quasi mai si tratta di un posto di lavoro vero e proprio, ma di stage o tirocini non retribuiti o pagati molto poco, che solo in 1 caso su 4 si trasformano in un’assunzione a tempo determinato o indeterminato. Inoltre, se una persona lavora, non è per nulla scontato che la sua retribuzione le consenta una certa stabilità economica, a causa del ridotto livello dei salari, non sufficienti neppure a recuperare il minor potere d’acquisto dovuto all’inflazione. I salari reali sono tornati al livello del 1993 e, tra il 2021 e il 2024, sono diminuiti del 7,5%. È il fenomeno dei working poor (lavoratori poveri), soprattutto precari e con retribuzioni inferiori, a parità di lavoro, fino al 24,6% rispetto a quelle degli occupati stabili. Anche i neolaureati percepiscono mediamente stipendi da 1.400 euro contro una media europea di 2.200 euro. La differenza cresce nel tempo: dopo cinque anni, i salari salgono a 1.800 euro in Italia e a 2.900 in Europa. Con queste cifre diventa difficile far fronte alle spese quotidiane. Secondo l’Istat, infatti, tra il 2021 e il 2025 i prezzi del carrello della spesa (alimentari, cura casa/per- sona) sono aumentati del 24%, in accelerazione (+1,9%) nel mese di dicembre 2025, trainati dai beni alimentari lavorati. Per non parlare delle bollette di luce (+ 30%) e gas (+37%). Non solo, nelle grandi città l’affitto arriva a impegnare fino al 60% del reddito, mentre il 70% degli under 35 ritiene che acquistare una casa sarà decisamente più difficile rispetto ai genitori. Non a caso circa il 30% dei giovani tra i 25 e i 34 anni vive ancora con la famiglia d’origine e stenta a metter su una famiglia propria. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. In primis, la glaciazione demografica e poi il venir meno dell’ascensore sociale: per gli under 30, che oggi guadagnano il 36,4% in meno rispetto agli over 50, salire nella scala sociale rimane quasi sempre un obiettivo irraggiungibile.

raviolocesare [at] gmail.com

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