L’autonomia dell’uomo da Dio è causa di ogni guerra

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Venerdì scorso la giornata di preghiera per la pace. Mons. Marini ha celebrato la Messa e presieduto la Via Crucis in cattedrale

TORTONA – I vescovi italiani venerdì 13 marzo hanno promosso una giornata di preghiera e digiuno per invocare la pace, unendosi così all’appello di Papa Leone che ha chiesto di «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile». Anche la Diocesi di Tortona ha aderito a questa importante iniziativa della Cei e il vescovo Mons. Guido Marini ha pregato alle ore 8 durante la Santa Messa celebrata nella cattedrale di Tortona, seguita dall’adorazione eucaristica e durante la Via Crucis da lui presieduta alle ore 18. Nell’omelia della Messa, Mons. Marini, citando la lettura del giorno, ha richiamato l’attenzione sul racconto del profeta Osea di un popolo che prima crede all’autosufficienza e alla sua autonomia da Dio, ma poi rinuncia alle “opere delle proprie mani” e «riconosce di non poter essere indipendente, di non poter essere autonomo, riconosce che senza Dio non può nulla, senza Dio è smarrito, senza Dio è perduto». Il vescovo ha esortato i fedeli a fare propria l’invocazione del Salmo – “Io sono il Signore tuo Dio, ascolta la mia voce” – accettando di sostituire il proprio orgoglio con una umile riconoscimento che solo nella dipendenza da Dio è possibile trovare la salvezza. Nel pomeriggio, all’inizio della Via Crucis, il pastore diocesano ha riproposto a quanti erano presenti in cattedrale la domanda «Quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati, hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?» che Papa Leone, in mattinata, aveva rivolto ai partecipanti al 37° corso della Penitenzieria Apostolica a Roma. Mons. Marini si è domandato se, davvero, tutti noi siamo capaci di confessare i peccati contro la pace che tutti compiamo quando «facciamo fatica a perdonare, ci facciamo piccole guerre, non riusciamo a andare d’accordo e viviamo tante piccole e grandi discordie». Ha esortato a chiedere la grazia di poter essere «veri operatori di pace nella concretezza della vita di ogni giorno, riconoscendo, condannando e confessando il peccato». Dopo aver percorso il cammino della croce nelle 14 stazioni, Mons. Marini ha invitato a riflettere sul fatto che la Via Crucis non è solo un ricordo della sofferenza di Cristo, ma è la rivelazione dell’“uomo vero”. Pilato pronunciando la frase “Ecco l’uomo”, senza saperlo ha presentato alla folla e alla storia intera l’uomo vero, Gesù, «che è uscito bello dalle mani di Dio. L’uomo vero perché è l’uomo bello, perché è l’uomo esaltante, perché è colui nel quale si realizza in pienezza l’amore del Padre e l’amore per noi». Percorrere la Via Crucis, dunque, permette di incontrare Gesù, ma ricorda anche «chi siamo chiamati ad essere o meglio chi possiamo essere: l’uomo in tutta la sua verità, l’uomo in tutta la sua bellezza, l’uomo in tutto il suo splendore perché unito nell’amore a Dio». Il vescovo, infine, ha ricordato che nel segno di croce che si fa ogni volta che si prega, risplende la croce di Gesù che «non a caso ha una dimensione verticale e una orizzontale, perché nella dimensione verticale ci ricorda la nostra consegna d’amore a Dio e nella dimensione orizzontale ci ricorda quell’abbraccio segno del dono incondizionato ai nostri fratelli». La Via Crucis è terminata con la preghiera del Padre Nostro e la solenne benedizione impartita da Mons. Marini alla fine di un’intensa giornata di preghiera per la pace che è stata vissuta anche nelle comunità pastorali diocesane.

Daniela Catalano

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