Dalla pietà all’intralcio

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Di Ennio Chiodi

“Tenergli il fiato sul collo”: l’intenzione del governo italiano nei confronti di quello svizzero in seguito alla decisione della magistratura di Sion di scarcerare Jacques e Jessica Moretti, gestori de “La Costellation” di Crans-Montana, è evidente. Un provvedimento sconcertante, nei tempi e nei modi, al di là delle valutazioni giuridiche che appartengono ai diversi ordinamenti, sovrani per definizione. La concessione della libertà provvisoria dietro pagamento di una cauzione rientra, in Svizzera, nella disponibilità degli organi giudicanti: possibile, ma non obbligatoria. Seppur legalmente legittima, appare inopportuna e fuori luogo di fronte ai precedenti dei protagonisti, che potrebbero anche essere recidivi per analoghi passati episodi, al rischio di ulteriore inquinamento delle prove, al dolore diffuso, e soprattutto a responsabilità che appaiono già evidenti in base alle testimonianze e grazie ai video che ragazzi ancora ignari hanno girato per qualche secondo, vittime innocenti della colpevole negligenza di chi doveva e poteva intervenire. La durissima protesta del nostro governo che ha deciso di richiamare l’ambasciatore, è al limite di quanto prevedono i rapporti tra Stati amici come Italia e Svizzera. Inedito anche lo “scambio di opinioni” tra il nostro ambasciatore e la procuratrice Beatrice Pilloud che boccia seccamente la richiesta italiana di trasferire altrove l’inchiesta che sta conducendo. Berna respinge – non senza qualche ragione, in verità – le nostre iniziative come pressioni politiche che tenderebbero a influire sull’indipendenza della magistratura. Gli altri Paesi che piangono molte vittime non hanno intrapreso particolari azioni politiche e diplomatiche ma non trascurano – come del resto fa l’Italia – tutto ciò che in sede processuale dovrà portare a fare piena giustizia, dal punto di vista dell’accertamento delle responsabilità e dei risarcimenti. Il segnale che viene da Roma vuole essere un segno di forte sostegno alle famiglie colpite e un monito “politico” alle Istituzioni elvetiche per sollecitarle a seguire la vicenda giudiziaria senza tentennamenti, anche in relazione alle probabili respon- sabilità di altri soggetti, come il Comune e ulteriori istituti pubblici, “preposti” ai controlli. In questo “batti e ribatti” giuridico e diplomatico c’è un grande assente: l’empatia, la solidarietà piena, la pietà, il rispetto e l’abbraccio per chi è stato tanto duramente colpito. I genitori di Riccardo, di ritorno dalla Svizzera dove hanno incontrato il presidente della Confederazione, ci hanno informato che il monumento spontaneo, cresciuto davanti al locale teatro della tragedia, è già stato spostato: dalla memoria e dalla pietà all’intralcio, basta un attimo.

enniochiodi [at] gmail.com

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