Confindustria chiede l’autonomia di Novi e Genova da Taranto
La Commissione europea concede il prestito ponte, ma i sindacati dicono “no” agli industriali: sarebbe “un’operazione di sciacallaggio”
NOVI LIGURE – Continua a far discutere il futuro dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria. Mentre a Taranto si riaccende l’altoforno 2, spento da un paio di anni per interventi di manutenzione, nei giorni scorsi la Commissione Europea ha dato il via libera al prestito ponte da 390 milioni di euro che servirà a garantire la continuità produttiva dell’ex colosso siderurgico italiano fino alla vendita che si terrà dopo la gara d’appalto attualmente in corso e che vede come favorito il fondo d’investimento americano Flacks Group. Si tratta di un finanziamento, della durata di massimo sei mesi, che servirà a coprire i costi operativi dell’impresa, come il pagamento dei fornitori e salari Intanto, Confindustria Genova e Confindustria Alessandria hanno presentato un documento che chiede formalmente di separare la trattativa su Taranto da quella dei siti di Cornigliano e Novi Ligure. Nella loro proposta per lo sviluppo dell’attività siderurgica e industriale, gli industriali chiedono la revisione dell’Accordo di programma del 1999 e incoraggiano la restituzione di parte delle aree siderurgiche del Nord Ovest. Allo Stato verrebbe affidato il compito di procedere alla bonifica delle aree da restituire prima del 2065, fatta eccezione per gli impianti destinati a rimanere a Cornigliano. Per quanto riguarda Novi Ligure, gli industriali parlano di un’ulteriore espansione dell’attività dello stabilimento, vista la vocazione manifatturiera dell’area e le potenzialità future legate al Terzo Valico dei Giovi, rilanciando la focalizzazione sul mercato automotive. Una proposta ambiziosa che, però, non ha ottenuto il parere positivo dei sindacati Cgil, Cisl e Uil che si dicono “contrari allo sciacallaggio delle aree di Genova e Cornigliano sulla pelle dei lavoratori ex Ilva”, ricordando che la priorità resta la tutela dell’occupazione. «Confindustria dimentica l’esistenza di un accordo di programma che non può essere modificato senza il sindacato e che l’integrità del gruppo ha tutelato i lavoratori garantendo reddito e l’occupazione. – spiegano le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil – Il gruppo siderurgico coinvolge sul territorio nazionale circa 20.000 lavoratori e le loro famiglie e la sinergia industriale tra gli stabilimenti ha per le organizzazioni sindacali proprio questo unico obiettivo. Sinergia non è per noi sudditanza perché siamo sempre stati assolutamente favorevoli ai forni elettrici a Genova e a Taranto e che in particolare che Genova e Novi Ligure avessero le proprie produzioni da forno elettrico».
Federica Riccardi

