Come san Giuseppe stupiti dalla fede nell’amore di Dio
Il 19 marzo la celebrazione del vescovo per la solennità del patrono dei lavoratori
TORTONA – La solennità di san Giuseppe è il momento in cui le direzioni e le maestranze delle fabbriche e delle aziende operanti sul territorio della Diocesi si ritrovano in cattedrale a Tortona per partecipare alla Messa presieduta dal vescovo. Numerosi i sindaci, gli imprenditori e i rappresentanti di varie realtà lavorative, tra cui l’associazione “Maestri del lavoro”, con le autorità militari. All’inizio della celebrazione, accompagnata dai canti della corale della cattedrale diretta da Daniela Menditto, Mons. Marini, ha salutato con affetto tutti gli intervenuti, uomini e le donne del mondo del lavoro e ha ringraziato coloro che fanno parte della commissione diocesana per la pastorale del lavoro, er aver preparato la giornata in onore di san Giuseppe «uomo della fede, di grande fede, di grandissima fede». Hanno concelebra- to don Francesco Larocca, vicario generale, don Matteo Fiorani, don Augusto Piccoli, cappellano della Polizia di Stato di Alessandria e Asti e don Paolo Verri, penitenziere della cattedrale. Nell’omelia, il vescovo si è soffermato sull’episodio del Vangelo del giorno che narra lo smarrimento prima e il ritrovamento poi di Gesù bambino, nel tempio a Gerusalemme, mettendo in evidenza la parola che ricorre più volte, ovvero “stupore”. Maria e Giuseppe prima cercano Gesù, poi sono angosciati e, infine, non comprendono. Questi tre atteggiamenti sono di tipo universale. «Quando la fede incrocia la nostra vita e illumina il percorso, ricerca, angoscia, incomprensione si illuminano». Come Maria e Giuseppe, infatti, siamo sempre alla ricerca e proprio quel- la ricerca «che ci portiamo dentro e che ogni giorno caratterizza la nostra esperienza di vita, capiamo che rivela una sete di infinito inappagabile presente nel cuore, perché c’è un infinito che è dentro questa sete di ricerca, che noi portiamo nel cuore. Se questo sappiamo leggerlo, allora, rimaniamo stupiti, perché la ricerca non è qualcosa di negativo o senza risposta, ma capiamo che è una traccia di Dio nel nostro cuore, nella nostra intelligenza, nella nostra vita e arriviamo a capire che noi cerchiamo l’infinito che è Dio perché è il Signore che cerca noi». Allo stesso modo siamo angosciati per mille motivi ma, alla luce della fede, come ha spiegato Mons. Marini «quell’angoscia ci parla di un limite oltre il quale noi non possiamo andare e, dunque, diventa un grido rivolto verso il cielo, un grido che parla di Dio, un grido che parla a Dio». Infine, spesso, non comprendiamo i fatti che ci accadono, ma se accogliamo con fede, «quella nostra fatica ci stupisce, – ha affermato il vescovo – perché ci parla di un Dio che non ha a che fare con noi, di un Dio che è amore e, proprio perché amore, bussa, in ogni modo, anche così, alle porte della nostra vita, perché ci accorgiamo di lui, lo riconosciamo, lo accogliamo e lo abbracciamo». A san Giuseppe Mons. Marini ha chiesto, a nome di tutti, «la grazia di poter essere stupiti come lui e di avere questo stupore che deriva dalla fede ovvero dall’incontro col Signore che illumina tutto». «Se tutti noi diventiamo uomini e donne stupiti, a motivo della fede, a motivo di questo abbraccio che riceviamo da Dio, anche nelle esperienze quotidiane e umane, che facciamo ogni gior- no, – ha concluso Mons. Marini – noi diamo un contributo decisivo, non soltanto al nostro personale lavoro, ma a ogni ambiente di lavoro, nel quale noi, ogni giorno, viviamo e operiamo». Lo stupore, dunque, è fondamentale «per il nostro bene, per la nostra gioia, per la pienezza del nostro cuore, ma anche per il bene del mondo del nostro lavoro». Al termine, Mons. Marini ha salutato personalmente le autorità e tutti i rappresentanti del mondo del lavoro intervenuti.

