San Gregorio VII

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Il 25 maggio ricorre la memoria di San Gregorio VII, papa e uomo di grande personalità, che difese la “Libertas Ecclesiae”, ovvero il primato del mondo ecclesiastico sul mondo laico, dando inizio alla concezione teocratica del Papato.

Fu battezzato con il nome di Ildebrando e nacque all’inizio dell’anno mille a Sovana, in Toscana, dalla famiglia degli Aldobrandeschi.

Si recò a Roma, dove fu avviato alla carriera ecclesiastica, che egli intraprese entrando a far parte dell’Ordine del Benedettini Cluniacensi. Divenuto cappellano di Gregorio VI, seppe conquistare i favori anche del successore Leone IX.

Da questo pontefice, che, lo nominò anche cardinale, gli fu affidato, nel 1054, il delicato incarico di eliminare la tensione creatasi in Francia attorno alla dottrina eucaristica di Berengario di Tours.

Godette di grande considerazione anche presso i successivi pontefici, che egli spinse a una sempre più intensa attività politica tesa a liberare la Chiesa da ogni soggezione al potere laico. Il 22 aprile 1073 fu eletto papa e prese il nome di Gregorio VII. Iniziò allora un periodo durante il quale si liberò della corruzione interna dell’organismo ecclesiastico e della vincolante tutela imperiale e passò poi a proclamare la superiorità assoluta del potere spirituale su quello temporale. Il suo vasto programma di rinnovamento, noto sotto il nome di Riforma Gregoriana, fu portato avanti con lucidità e risolutezza estreme. Nel “Dictatus Papae” Gregorio affermò la superiorità del pontefice su ogni altra autorità terrena. Grandi furono i contrasti con la Germania, rapporti piuttosto tesi si ebbero anche con Francia e Inghilterra. In alcuni stati, Gregorio ottenne il riconoscimento dell’alta sovranità pontificia e si servì della sua riconosciuta sovranità, oltre che per tutelare gli interessi della Chiesa, anche per diffondere e consolidare la fede cattolica. Il Concilio del 1075 sancì, con clamorosa decisione, la proibizione di ricevere la dignità vescovile dalle autorità civili. Il fatto sollevò le proteste di tutti i sovrani laici, ma soprattutto dell’Imperatore Enrico IV. L’imperatore, riunita una Dieta a Worms, depose il pontefice, che a sua volta lo scomunicò e si ritirò nel castello di Canossa, ospite della Contessa Matilde di Toscana. La scomunica fornì un pretesto a molti principi tedeschi di ribellarsi all’Imperatore. Enrico allora si presentò in veste di penitente a Canossa (1077) per ottenere il perdono del pontefice che gli tolse la scomunica.

Nel 1080 ci furono nuovi contrasti con l’imperatore e Gregorio si rifugiò a Castel Sant’Angelo, dove furono i normanni guidati da Roberto il Guiscardo a liberarlo nel 1084. Lasciò allora Roma per ritirarsi alla Corte normanna di Salerno, dove morì nel 1085. Fu sepolto nella chiesa di San Matteo e proclamato santo XIII nel 1583.

Daniela Catalano

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