San Gerlando

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Il 25 febbraio la Chiesa ricorda San Gerlando vescovo, patrono della diocesi di Agrigento.

Gerlando, nacque probabilmente a Besancon, in Francia, da una nobile famiglia, imparentata con il Conte Ruggero d’Altavilla. Il suo nome di origine gallica, significa “oriundo della Germania”. A Besancon, Gerlando acquisì una grande cultura e pubblicò varie opere, tra cui il Compotus, considerata un’enciclopedia del tempo. Arrivò in Italia in pellegrinaggio a Roma, per visitare le tombe degli apostoli e poi su invito di Ruggero si trasferì in Calabria, a Mileto. Dal 1063 i Normanni avevano fatto di questa città calabra il centro delle loro conquiste e la capitale dei loro possedimenti nell’Italia meridionale.

A Mileto, Gerlando divenne primicerio, cioè capo della schola cantorum. Ritornò dopo alcuni anni a Besancon, ma Ruggero lo richiamò in Italia per ricostituire la diocesi di Agrigento dopo la lunga occupazione musulmana che durò dall’829 al 1086. Dopo la riconquista di Agrigento e il ristabilimento della gerarchia ecclesiastica nell’isola, Gerlando fu nominato, dallo stesso conte, vescovo della città nel 1088 e consacrato a Roma da papa Urbano II (la bolla di conferma pontificia è del 1098).

Iniziando a circa 58 anni, il servizio pastorale, Gerlando, portò con se quattro sacerdoti collaboratori, che condividevano pienamente con lui idee e progetti pastorali, secondo lo spirito della riforma gregoriana. Sulla sua persona fisica e sulle sue qualità morali si legge in un documento del tempo: “era alto di statura, bellissimo nella persona, oratore facondo, prudente e abile nel consiglio e nell’azione, generoso e munifico, dal portamento dignitoso e splendido per onestà di costumi”. La sua attenzione di vescovo si rivolse subito ad alimentare e irrobustire la fede dei pochi cristiani rimasti, passando poi alla conversione degli ebrei e dei musulmani. Tutti apprezzavano la sua povertà, la grande umanità e la dottrina. Con grande zelo si diede alla riorganizzazione della diocesi, che allora, oltre ai territori delle due attuali provincie di Agrigento e Caltanissetta, comprendeva anche parte di quella di Palermo e di Monreale. Proprio sotto il suo vescovato, poco prima del 1100, presero il via i lavori per l’erezione della cattedrale di Agrigento che 200 anni dopo fu intitolata proprio a Gerlando. Il santo non trascurò la fondazione di monasteri e viaggiò tanto per stabilire un rapporto personale con i sacerdoti.

Nel 1099 si recò a Roma per partecipare al Concilio nel quale si rivendicava la libertà della Chiesa da ogni potere umano. Dopo l’elezione del nuovo Papa Pasquale II, Gerlando riprese il viaggio verso Agrigento.

Rientrato in sede, riprese il suo servizio di pastore e la morte lo colse il 25 febbraio dell’anno 1100, primo sabato di quaresima. Dopo i funerali, il corpo fu posto in un sarcofago nell’atrio della cattedrale.

Daniela Catalano

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