Nuova abbadessa al monastero “Mater Ecclesiae”

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Maria Grazia Girolimetto succede a M. Anna Maria Canopi

fondatrice della comunità benedettina di Orta di San Giulio

ISOLA DI SAN GIULIO – Con la solenne celebrazione eucaristica, celebrata nella bella basilica di San Giulio, sul lago d’Orta, la comunità delle monache benedettine, che vi risiede, domenica 10 febbraio, ha vissuto il suggestivo rito della benedizione abbaziale di Madre Maria Grazia Girolimetto, recentemente eletta abbadessa dell’abbazia “Mater Ecclesiae”. Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, ha presieduto il sacro rito, insieme a Mons. Giovanni Ambrosio, vescovo di Piacenza, mons. Fausto Cossalter vicario generale di Novara, Dom Roberto Dotta Abate dell’Abbazia di San Paolo fuori le mura di Roma, P. Massimo Terrazoni Priore del monastero benedettino Mater Dei di OlbiaTempio (Sardegna).

Hanno concelebrato anche alcuni monaci dell’Abbazia benedettina di Praglia (PD), Padre Claudio Soldavini del monastero benedettino di Germagno (VB), alcuni monaci del monastero benedettino di Dumenza (VA), Padre Enzo Bianchi, fondatore del monastero di Bose (BI) e alcuni sacerdoti delle diocesi di Milano, Torino e Lodi.

Per la gioiosa circostanza erano presenti alcune monache benedettine originarie di questa abbazia diventate poi abbadesse delle comunità di Saint Oyen (Aosta), Ferrara, Fossano e Piacenza. Presente anche una numerosa rappresentanza degli oblati benedettini legati a questa abbazia e una folla di parenti, amici, estimatori e frequentatori di questo singolare monastero. Come mai tanta solennità e partecipazione?

La storia è presto raccontata.

L’11 ottobre1973 sei monache benedettine guidate da Madre Anna Maria Canopi originaria della diocesi di Tortona, partivano dall’Abbazia di Viboldone (San Giuliamo Milanese) per approdare all’isola di San Giulio sul lago d’Orta chiamate dall’allora vescovo di Novara, Mons. Aldo del Monte, per dare inizio, in totale povertà, a una storia di fede, di grazia e di testimonianza evangelica secondo il carisma di San Benedetto.

L’intuizione profetica di Mons. Del Monte si è provvidenzialmente accompagnata al carisma di Madre Canopi producendo un vero e proprio miracolo, espresso attraverso il sorprendente aumento delle vocazioni claustrali, dell’adesione di molti sacerdoti e membri laici aggregati nella forma dell’oblazione benedettina e nel fare del monastero un punto di riferimento e un approdo per numerosi gruppi e un luogo di accoglienza per tante persone che vanno a cercare nei monasteri raggi di pace e giorni di ristoro spirituale. Una singolare realtà di Chiesa potenziata e resa feconda dall’assiduità della preghiera monastica, dalla testimonianza coerente della carità fraterna, dal lavoro artigianale quale espressione di capacità artistica ad alto livello per vivere del lavoro delle proprie mani. Nel fluire degli anni le monache sono diventate circa un centinaio, alcune delle quali andate generosamente ad aprire o a rinforzare altri monasteri, come nel caso di Saint Oyen (Val d’Aosta), Ferrara, Fossano e Piacenza.

Nella totale dedizione di guida e nel servizio di carità spirituale alle monache e ai fratelli e alle sorelle sparsi in tante parti del mondo, non manca anche una preziosa collaborazione con la Santa Sede nelle commissioni di studio per opere di contenuto teologico, pastorale e ascetico, come pure di collaborazione a numerose riviste specialistiche. Tra tanti impegni spicca una ricca e ampia pubblicazione di libri a firma di Madre Canopi. Da qualche tempo Madre Canopi sentiva l’inesorabile trascorrere degli anni, avvertendo qualche motivo di apprensione per la salute e destando nella comunità una giustificata trepidazione. Inequivocabili segni dell’opportunità di provvedere per il bene della comunità. Con molta umiltà e semplicità – dopo profondo discernimento – la Madre ha passato il testimone della guida a una monaca più giovane. Con regolare votazione canonica e profondo senso comunitario, alla presenza del vescovo, il 9 novembre scorso, le sorelle hanno eletto alla carica di abbadessa la priora Maria Grazia Girolimetto.

Il tempo necessario per preparare la cerimonia di benedizione abbaziale ed ecco l’appuntamento del 10 febbraio, solennità di Santa Scolastica.

Prostrata ai piedi dell’altare la neo badessa si è immolata per la comunità che il Signore le ha affidato e anche per tutta la Chiesa, quella diocesana e quella universale. Nell’omelia il vescovo Mons. Brambilla con il dono della sua parola, sempre così fresca e incisiva, ha sintetizzato anche con il significato di alcuni dati numerici della realtà di questa fiorente abbazia “Mater Ecclesiae”, il dono di grazia e la preziosità del servizio ecclesiale di una comunità di claustrali sull’isola di San Giulio, che ha argutamente definito “l’isola del tesoro”. La missione di quel drappello di monache approdate approdate all’isola l’11 ottobre 1973 ha dato dunque abbondanti frutti di bene. E continua in modo fecondo perché sostenuta dalla preghiera intensa e assidua di tutta la comunità e dalla saggezza lungimirante della Madre fondatrice Anna Maria Canopi e ora dalla forza giovanile di Madre Maria Grazia. Come dice San Benedetto “ut in omnibus glorificetur Deus”.

Dino Savio

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