L’uccisione del piccolo Gabriel: un delitto annunciato

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Il piccolo Gabriel è stato strangolato dai suoi genitori. A contrada Volla di Piedimonte San Germano in provincia di Frosinone l’hanno ucciso perché lui, con il suo pianto, li infastidiva: era un disturbo alle loro effusioni. Lo hanno fatto fuori senza controllare gli istinti, come animali. Un male inspiegabile che nessun innocente, nessun angelo può capire prima di volare in cielo. Ma noi siamo uomini, non siamo bestie. Noi impariamo a governare le passioni, le emozioni, la sessualità; siamo in grado di riflettere, di ragionare. Lui e lei, prima di inscenare un incidente, prima di confessare e di addurre motivazioni banali e stupide, non si sono trasformati in assassini colti dal raptus del momento. No. Chi è abituato ad amare, a rispettare la vita, a decidere, a pensare, non smette mai di farlo. Lui e lei erano già potenziali assassini, cresciuti in un contesto ambientale, anzi, con un contesto interiore degradato. Ma che cosa si saranno detti nei nove mesi di gravidanza della donna? Cosa avranno pensato vedendo la pancia aumentare, ascoltando il battito di Gabriel durante un’ecografia, sentendolo muovere e scalciare? L’arrivo di un bambino ti cambia la vita perché dal momento in cui la vita inizia, cioè dal concepimento, è lui al centro della tua esistenza, dei tuoi sogni, del tuo futuro. Tu inizi a esistere per lui. Rinasci anche tu per lui. Quel marito non avrà mai accarezzato la pancia della moglie sapendo che lì era custodito il loro amore? Con quali gesti? Con quale cieca violenza? Non l’ha mai accarezzata, ecco la verità. E lei non ha mai parlato a Gabriel portandolo in grembo. Non l’ha mai immaginato. Poi, una volta nato, quando un giorno si è messo a strillare, l’ha ucciso. Questo non è un delitto occasionale; è una tragedia annunciata, nascosta nell’animo di chi ha ignorato che un bambino ha tutto il diritto di piangere e i genitori tutto il dovere di volergli ancora più bene.

 

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