L’impresa sportiva di Marco e Sabina

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Sulla strada dei pellegrini da Pontremoli fino a Bobbio

 BRONI – In questi giorni di calura estiva, abbiamo pensato di raccontarvi una storia, una bella impresa sportiva che ci fa venire in mente il fresco dell’Appennino tosco-emiliano, i boschi, le alte quote. Il tutto condito da un pizzico di “spiritualità”. Due runner oltrepadani, Marco Valicati e Sabina Vercesi, ci raccontano la loro Abbots Way, una gara di ultra trail running che ricalca quasi completamente l’antica via che gli abati e i pellegrini percorrevano per recarsi a Roma in visita al Pontefice. La gara si svolge sul tratto che da Bobbio porta a Pontremoli per un totale di 125 km con un dislivello positivo pari a 5.500 metri e viene corsa ogni anno in senso alternato: quest’anno ricorreva la dodicesima edizione e la partenza era prevista da Pontremoli. C’è la possibilità di percorrerla tutta in un’unica soluzione (tempo massimo previsto 32 ore) oppure a staffetta, suddividendo i 125 km in 2 o in 4 frazioni. I due runner hanno partecipato come staffettisti. “Avevamo stabilito che io avrei percorso la prima metà da Pontremoli a Bardi – spiega Marco – lei la seconda metà da Bardi sino a Bobbio, correndo in notturna”.

“La Abbots Way sarà anche una gara, ma è in primis un pellegrinaggio verso una meta stabilita, che per me era rappresentata dal centro storico di Bardi dove Sabina mi avrebbe dato il cambio. – continua Marco – Partenza alle ore 8.30, zaino sulla schiena contenente il materiale obbligatorio che ogni atleta deve portarsi appresso in questo genere di gare e dopo pochi chilometri d’asfalto inizia la salita infinita verso il Passo del Borgallo che mi porterà a superare per la prima volta i mille metri di quota; qui l’Appennino tosco-emiliano offre scorci panoramici notevoli e grazie alla giornata davvero clemente riesco anche a vedere in lontananza le Alpi Apuane; inizia quindi la discesa verso Borgotaro dove c’è la prima base-vita e dove troverò ad aspettarmi Sabina in compagnia del nostro presidente Renato, che si è prodigato a seguirci dandoci assistenza dove si poteva, per tutto il giorno e per tutta la notte. Dopo Borgotaro il sentiero ricalca a tratti quello della via Francigena, altra via molto trafficata di pellegrini, ma meno, così dicono, impegnativa; col passare dei chilometri le forze e la lucidità iniziano a calare inesorabilmente anche perché la salita impervia mi porta a superare per la seconda volta l’altezza di mille metri in località Pradetto; discesa sino all’abitato di Osacca, dove trovo un buon ristoro e ho la possibilità di rifocillarmi bevendo anche una birra e dopo una svolta il sentiero mi propone la vista in lontananza di Bardi e della sua fortezza: trovo Renato alla fine del sentiero ad accogliermi e sfinito mi dirigo verso la via principale del borgo, dove una Sabina impaziente di partire mi dà il cambio e svanisce nella notte dell’Appennino”. “Ho voluto fare io la notte – dice Sabina – mi ha sempre affascinata, anche se fino a quattro anni fa i sabati sera li passavo a fare vita mondana, non avrei mai immaginato ai tempi di trovarmi a 29 anni a passare un sabato sera correndo per 60 chilometri tra i boschi appenninici. Sono partita alle 21.30, subito la salita del monte Lama (punto più alto di tutta la Abbots Way) dove ho raggiunto altri due atleti. Mi dicevano tutti di stare tranquilla, di non forzare, ma dal Groppallo ho fatto di testa mia, mi sentivo in forma e volevo correre, e soprattutto avevo freddo nonostante fossi bella coperta, così ho lasciato il gruppo e sono andata da sola verso Farini.

Avevo un obiettivo: volevo vedere l’alba a Sella dei Generali, e contro ogni pronostico così è stato. Sull’ultima salita di Sella ho pensato alle mie amiche, Marika, Paola, Barbara e Miky, così ho usato la poca carica del telefono che mi era rimasta per mandare loro un messaggio vocale, perché mi hanno dato tanto e in quel momento era come se fosse un nostro allenamento collettivo. Mi sono tirata il collo, ero tra il 40° e il 45° chilometro, mi sono messa a correre con tutte le energie l’ultima parte verso Sella ma sono arrivata all’alba”.

Su e giù, poi finalmente la meta di Bobbio: “Arrivo al ponte Gobbo, piango, mi infilo gli occhiali da sole perché mi vergognavo, arrivo in paese e mi perdo a 100 metri dall’arrivo, forse per la stanchezza o forse per l’entusiasmo; finalmente vedo il rettilineo finale ed è fatta! Bobbio è nostra! Grazie a tutti gli amici trailer dell’Oltrepò di ogni team che mi hanno accompagnata in tanti allenamenti, Antonia Cavanna in primis ha affrontato con me tanti chilometri”.

Franco Scabrosetti

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