«L’A.C. deve essere più aperta ed empatica»

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Domenica l’assemblea per rinnovare il Consiglio. Intervista al presidente uscente Raffaele Bonaventura

TORTONA – Domenica 23 febbraio è un giorno importante per l’Azione Cattolica diocesana che si prepara a vivere la XVII Assemblea per il rinnovo del Consiglio Diocesano, tappa fondamentale per rilanciare l’impegno e la corresponsabilità nella vita della Chi-esa. L’appuntamento è fissato presso il seminario vescovile di Tortona alle ore 14.15 per l’accoglienza dei delegati.

Seguirà l’insediamento della Presidenza dell’assemblea e alle 15 il vescovo, Mons. Vittorio Viola, guiderà la preghiera iniziale prima di lasciare la parola a Pier Paolo Triani, consigliere nazionale di Azione Cattolica e docente di Didattica Generale alla “Cattolica ”, nella sede di Piacenza e a Raffaele Bonaventura, presidente diocesano uscente.

Dopo la presentazione del documento assembleare si apriranno i seggi per l’elezione del Consiglio Diocesano. L’assemblea terminerà con la proclamazione degli eletti.

Il presidente Bonaventura finisce il suo mandato triennale che era stato già rinnovato nel 2017. A lui abbiamo rivolto alcune domande per tracciare un bilancio della sua lunga esperienza alla guida dell’associazione.

Che cosa significa Azione Cattolica oggi e qual è il significato del tesseramento?

«L’A.C. da più di 150 anni è un’associazione di laici cioè uomini e donne di ogni età che vivono seguendo l’insegnamento di Cristo, con uno spirito di servizio nella Chiesa e di collaborazione con i pastori.
Certamente alcuni si interrogano sul perché prendere una tessera e se sia il caso di aderire o meno a quest’associazione. La tessera è solo un segno che ci aiuta a ricordare la scelta di un impegno personale. Aderire significa voler contribuire alla costruzione di un progetto, condividendo con molte altre persone gli obiettivi, lo stile e il metodo per stare nella Chiesa “da laici” e raccontare la bellezza del Risorto nel nostro tempo e nei luoghi dove viviamo».

Qual è il bilancio di questi sei anni di presidenza?

«I due mandati da presidente diocesano, sono stati ricchi di legami e relazioni significative. Il cammino e il servizio in A.C. mi ha fatto riscoprire una grande verità: la ricchezza e il patrimonio associativo sono le persone.
Tante persone mi hanno fatto il grande regalo dell’amicizia fraterna che mi ha sostenuto in questo cammino di arricchimento spirituale. Ringrazio i due consigli diocesani per l’accompagnamento reciproco, coloro che mi hanno da-to una mano con incarichi particolari, le varie equipe di settore e soprattutto il MSAC, al quale esprimo tutta la mia gioia perché ha avviato il suo cammino nella nostra Diocesi proprio durante la mia presidenza. La mia soddisfazione per questa realtà la condivido con tutta la presidenza stessa e con alcuni adulti che lavorano nelle scuole. I giovani del MSAC hanno messo in evidenza che dentro la scuola ci sono “grida” ed “emozioni” che non sempre raggiungono gli ambiti parrocchiali.
L’A.C. è stata una bella esperienza per me e quello che ho potuto offrire è sempre stato troppo poco rispetto a quello che ho ricevuto. Quel poco che ho fatto l’ho fatto semplicemente e unicamente per il bene di tutti».

L’Azione Cattolica ha avuto un calo di tesserati. Quali potrebbero essere le cause e le soluzioni?

«La nostra associazione sta vivendo un momento di fatica confermato dalla diminuzione dei numeri, dalle difficoltà territoriali, dalle incomprensioni e dai nostri stessi limiti. Saremmo, però, riduttivi se non tenessimo conto anche dei segnali positivi che si colgono negli slanci di alcune associazioni territoriali e nella serenità dei campi a Brusson.
Le cause del calo devono essere ricercate nelle linee di confronto che devono avere di mira “il nostro fare e il nostro essere”, per arricchirsi e aprirsi agli altri. Si tratta di ripensare e di riposizionare l’associazione confrontandoci sulle linee programmatiche, ridisegnando il nostro essere e il nostro fare.
Siamo impegnati, come suggerito dalla traccia nazionale della XVII assemblea, a discutere su quattro diversi temi e con un esercizio di discernimento cerchiamo insieme di offrire il meglio di noi stessi, declinati su orizzonti sociali, ecclesiali, culturali e socio politici. Per ogni orizzonte siamo chiamati a “pensare in grande”».

Cosa significa candidarsi all’assemblea?

«Ogni tre anni, l’Azione Cattolica ritiene opportuno fermarsi per verificare il cammino fatto e rinnovare gli incarichi di responsabilità. Scegliere di dare la disponibilità per incarichi di qualsiasi livello non significa sentirsi perfetti o migliori, ma vuol dire mettersi accanto come compagni di viaggio e ribadire la bellezza e l’impegno di essere corresponsabili in A.C. per servire meglio l’associazione e la nostra Chiesa».

Quali sono i progetti e le speranze dell’Azione Cattolica diocesana?

«Il Documento assembleare nazionale intitolato “Ho un popolo numeroso in questa città”, ci aiuta a orientare la nostra associazione diocesana al nuovo triennio. Siamo “affidatari” del popolo che Dio ha in questa nostra terra composto da persone che soffrono e sperano, credono e rinnegano, cadono e si rialzano. Dio ha a cuore tutti, non solo coloro che frequentano gli ambienti parrocchiali, e pretende da noi, laici impegnati, una visione molto più profonda, amorevole, accogliente e ricca di empatia. Si sente forte la necessità e l’urgenza nella nostra diocesi di un’Azione Cattolica capace di essere più autenticamente se stessa e più aperta alle domande che vengono dalla vita quotidiana per continuare ad essere presenza viva nella Chiesa e nella società.
Non servono nè riforme dall’alto, nè trincee. Come accade da più di 150 anni occorrono un saldo ancoraggio ecclesiale, uno stile riconoscibile e un esercizio instancabile di ascolto e presenza.
La nostra diocesi ha un territorio molto vasto ed eterogeneo. L’A.C., pur essendo una e avendo un’immagine sempre riconoscibile, deve essere in “sintonia” e in “relazione”, senza paura, con queste realtà che amiamo e serviamo. Solo così potremo collaborare con il nostro vescovo, rinnovando la disponibilità dell’associazione a essere a servizio della diocesi, accogliendo le sue sollecitazioni future.
Le linee programmatiche nascono in un terreno coltivato con la preghiera, il pensiero, l’azione, il sacrificio e non sono dunque solo un fatto tecnico, organizzativo e strategico. Devono essere sostenute e alimentate da un’intensa spiritualità, per non rischiare di appassire in breve tempo».

Daniela Catalano

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