Il Celeste che è caduto dalle nuvole

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C’è una foto che immortala l’inizio della sua fine. Lui in costume da bagno che si tuffa in mare, sgraziato, turandosi il naso, dallo yacht del mediatore d’affari Pietro Daccò. Formigoni ancora non lo sapeva, ma quella rimarrà per sempre l’icona di una carriera politica che incominciava ad andare a fondo. Fino alla settimana scorsa quando l’ha toccato, definitivamente, entrando in carcere a Bollate. Tutto il contrario del suo soprannome, “il Celeste”, che parla di chi si eleva e ascende tra le nuvole ammirate dal 39° piano del suo quartier generale nel palazzo di Regione Lombardia. In effetti la Cassazione ha confermato che Formigoni per anni ha camminato a un metro da terra, tra il lusso di viaggi, vacanze e cene folli, “svendendo la sua funzione” in cambio di “utilità”. Appariva intoccabile e potentissimo, circondato da una schiera di Signor Sì pronti a riverirlo. Tu provaci, adesso, a parlare dell’impegno dei cattolici in politica, a citare il suo maestro don Giussani! Peccato perché in 18 anni da governatore (e prima in Europa) aveva fatto volare alto una regione che è un piccolo stato, aveva creato un modello di sanità che era un’eccellenza, aveva introdotto il buono scuola, aveva dato forma a una politica che sembrava veramente mettere al centro la persona. Per questo la sua condanna oggi ha provocato non poco dolore in chi gli ha voluto e gli vuole bene, come la vecchia guardia di Cl che gli ha manifestato la sua vicinanza anche ora: nessuno si è dimenticato la sua faccia barbuta accanto a quella di Giovanni Paolo II al Meeting di Rimini del 1982. Altri tempi. Altre speranze. Poi qualcosa in lui deve essere saltata: non è più stato in grado di evitare gli eccessi; ha abbandonato l’aria da laico consacrato nei Memores Domini per apparire via via più eccentrico ma, forse, più solo. La prima cosa che mi viene da pensare è che il troppo potere a lungo andare possa confondere e obnubilare. E che il triste e amaro finale di una storia getti ombre su tutto l’intreccio. Peccato davvero per chi ci ha creduto.

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