Ferragni e Fedez: “meglio così”?

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Rimbalzano ancora sui social le foto del matrimonio del 1° settembre tra Chiara Ferragni e Fedez, un “royal wedding” che ha mandato in pensione la tv perché è stato tutto raccontato in diretta su Instagram, seguito dai 3 milioni di follower (e rivisto dagli altri 11) che la blogger di moda può vantare. Una cerimonia laica officiata dal sindaco di Noto alla Dimora delle Balze alla presenza del loro figlioletto di 5 mesi, Leone, e di una schiera di invitati atterrati in Sicilia con un volo speciale Alitalia. Rivoluzionato il canone del ricevimento: al posto delle zie ingioiellate e degli amici del calcetto, ha sfilato una teoria di “influencer” che con il telefonino in mano hanno moltiplicato la narrazione visiva dell’evento introducendo un nuovo tipo di comunicazione senza le telecamere che, per esempio, avevano trasmesso in eurovisione le nozze di Diana e Carlo. Pensate soltanto che ogni post della Ferragni vale 60 mila dollari. Pensate che la “location” (termine che già trovavo orrendo), è diventata un “pop-up store” con ruota panoramica. E pensate che i cronisti sono stati rimpiazzati da uno “storytelling” fai da te. Ma qualche giornalista non ha resistito al commento a posteriori. Nemmeno “Avvenire”. Anzi, sul numero del 2 settembre, usciva a pagina 2 con una lettera al piccolo Leone invitandolo a “godersi la vita con mamma e papà” e scrivendo “meglio un matrimonio sincero davanti al sindaco che uno di facciata davanti al prete”. Vi ricordate lo scivolamento di significato di cui parlavo la settimana scorsa? Sembra che stia contagiando non solo il popolo della Lega… Mi chiedo se sia utile giocare così al ribasso. Siamo davvero arrivati al punto di archiviare anche il sacramento del matrimonio? Quanto paga continuare a rimpicciolire i termini di paragone? Certo: meglio un amore autentico. Però che ne volete fare del matrimonio religioso? E della famiglia? Basta un “mi piace” per una crisi: vivete felici e contenti finché un like non vi separi. Contenti voi…

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